Tags: ,
Categorie: Arte, Calendario

Carlo Guarienti – Mostra al Museo Bailo


Carlo Guarienti, la scultura, la pittura e la memoria; in Mostra al Museo Bailo di Treviso. Vernice mercoledì 7 dicembre 2016 alle ore 18.00 presso il Museo Luigi Bailo avrà luogo l’inaugurazione della nuova mostra temporanea monografica dedicata all’artista Carlo Guarienti, che resterà aperta fino al 17 aprile 2017. Noto oggi in tutto il mondo e vincitore di importanti riconoscimenti a livello internazionale, trevigiano doc, veronese d’adozione, Guarienti vive a Roma e oggi torna a Treviso ospite del Museo Luigi Bailo accanto ai grandi della nostra storia artistica: Rossi, Martini, Conte, Serena, Ciardi.

E a 93 anni ha voluto dedicare proprio a Luigi Bailo una delle sue ultime opere che ora accoglie i visitatori proprio davanti all’ingresso del museo. Il ritorno di Carlo Guarienti a Treviso è il segno di una vita e di un’arte che continuano a fare di Treviso il centro di una cultura importante, stimolante, in grado di far riflettere e di allargare lo sguardo verso il mondo e verso il nuovo. Una straordinaria occasione, dunque, per conoscere e approfondire un maestro del Novecento, uno dei migliori artisti italiani viventi fino ad oggi mai esposto nei musei trevigiani.

Museo Luigi Bailo – Galleria del Novecento
Orari Da martedì a domenica 10,00-18,00 Chiuso lunedì
Borgo Cavour, 24 Treviso Tel. 0422 658951
info@museicivicitreviso.it

Carlo Guarienti
Testo di Roberta Gubitosi
Fonte www.webartmostre.it
L’esposizione presso il Museo Bailo di Treviso rappresenta l’occasione per una nuova riflessione sull’opera di Carlo Guarienti, presente nel panorama artistico nazionale e internazionale da oltre mezzo secolo.
Non è semplice sintetizzare l’attività di Guarienti, segnata dalla singolarità di un intenso e coerente percorso di ricerca che dagli anni Quaranta del secolo scorso si sviluppa in un continuo processo di metamorfosi nelle opere più recenti.
A partire dagli esordi tra Treviso e Verona, Guarienti ha maturato la consapevolezza del proprio ruolo nel contesto artistico del secondo dopoguerra, individuando le fondamenta nella riscoperta della grande arte rinascimentale del Quattrocento padano e delle antiche tecniche pittoriche.
La critica ha cercato di definire l’evoluzione della sua opera delineando diversi periodi: dai richiami alla metafisica storica degli anni Cinquanta alla personale poetica fantastica e “surrealista”, dal limpido rigore geometrico della fine degli anni Settanta alla smaterializzazione della forma in relazione a una nuova ricerca dell’essenza nella produzione più recente.
Per comprendere meglio la singolare visione di Guarienti, significativo è ricordare la decisa posizione presa nel panorama artistico del dopoguerra, come “seguace” del pictor optimus Giorgio De Chirico nella riscoperta dell’arte antica e della tecnica.
Il valore di tale recupero è stato sottolineato e riconosciuto da Giovanni Comisso nella prima monografia dell’artista, soprattutto in relazione al mutato contesto culturale segnato dalle nuove tendenze informali e non figurative: “Ancora esisteva, dopo il lungo e vasto diluvio, un giovane della nostra epoca per il quale il tempo non era misura e non era incubo. […] Era egli il giovane raro, in questa epoca di sommari esecutori della pittura, che rivolgendo lo sguardo agli antichi, voleva riabilitarsi prima di ogni abbandono alla contemplazione poetica del mondo, a una sicurezza assoluta del mestiere”.
Per Guarienti il “mestiere” andava recuperato guardando nelle grandi opere del passato e riscoprendo la tradizione artistica rinascimentale, da Piero della Francesca, a Mantegna, a Bellini, fruibile nei musei del territorio. Tale consapevolezza è maturata negli anni anche attraverso il diretto interesse verso le attività e le problematiche del restauro, lo strappo degli affreschi, le questioni relative alle puliture e alla patina del tempo.
La ricerca tecnica legata al “fare” artistico risulta dominante per comprendere l’evoluzione formale del pensiero creativo di Carlo Guarienti in tutto il suo percorso. La particolare attenzione al materiale e alla tecnica è stata sottolineata anche da Giuliano Briganti, in relazione al singolare “surrealismo” delle opere degli anni Settanta, quando affermava che per Guarienti la pittura è un linguaggio inseparabile dalla natura materiale del mezzo che lo esprime. Le potenzialità interne e gli sviluppi dell’arte dipendono da elementi fisici tangibili e dalla loro capacità di produrre figure e di suggerire immagini inattese. La tecnica presuppone un’elaborazione continua della materia che nelle sue metamorfosi diviene linguaggio capace di veicolare il significato dell’opera e il pensiero dell’artista.
Attraverso tale relazione con il fare artistico possiamo comprendere meglio anche le singolari scelte formali e le sperimentazioni materiche della sua produzione più recente testimoniata dalle nature morte, dai paesaggi, dagli autoritratti e dalle sculture esposti in occasione della mostra presso il Museo Bailo di Treviso.
Guarienti giunge a una personale elaborazione formale lavorando su tela o su pannelli una materia granulosa, ruvida e porosa, simile a intonaci rovinati sulla quale affiorano immagini come frammenti di affreschi deteriorati. Le forme corrose, ridotte a sinopia e a traccia cromatica emergono da un fondo determinato dall’irregolare aggregarsi degli aloni e dal muoversi delle luci e delle ombre.
Le vedute di città lontane, le arcane geometrie, i vasi e i reperti dal sapore arcaico, la figure scavate sono parte integrante di questa materia-spazio e sembrano emergere e poi perdersi di nuovo nella sua profondità.
I richiami figurativi, dal Rinascimento alla metafisica storica di De Chirico, Carrà e Morandi, ritornano ormai sbiaditi nei loro colori come immagini lontane all’interno di quello spazio materico profondo in cui tutto emerge e affonda.
Si tratta di un “museo immaginario”, uno spazio capace di contenere e conservare nella sua profondità un’archeologia interiore di civiltà passate che vivono ancora come traccia nella memoria.
L’artista “guarda dentro”, scava per trovare i relitti della cultura artistica nella loro condizione frammentaria. A volte le superfici materiche si identificano nelle Porte dai battenti chiusi o semiaperti, quasi ingressi e cunicoli degli scavi, che invitano ad affacciarsi verso uno spazio misterioso, come nell’opera Uomo che apre una porta del 2015.
È la visione di un “luogo interiore” in cui Guarienti recupera i frammenti, le tracce essenziali sedimentate nella memoria storica prima che il trascorrere del tempo le corroda e le dissolva completamente.
Significativi sono nell’ultimo periodo i riferimenti espliciti alla fugacità del tempo rievocata dalla presenza dell’immagine del teschio e della candela negli autoritratti o dalle iscrizioni “Il tempo vola” e “Il tempo va via” nelle due nature morte del 1991 e del 2010.
Per Guarienti l’arte è impresa mentale in quanto impegna la memoria e si concretizza attraverso il “mestiere” e il fare dell’artista che con il suo rapporto con l’antico e con la storia definisce e ridefinisce il suo ruolo nella realtà contemporanea.
In tale prospettiva si può comprendere meglio anche l’insistenza con cui Guarienti riprende la sua immagine essenziale, immersa nello spazio denso e sabbioso dei grandi pannelli o scarnificata e abrasa nelle sue sculture.
La sperimentazione tecnica è ancora più evidente nella produzione scultorea che vede il suo sviluppo proprio in relazione all’evoluzione materica della pittura. Si è parlato di “riscoperta” della scultura, pensando a un’arte che Guarianti ha conosciuto da giovanissimo ma che ha cominciato a praticare con regolarità dai primi anni Duemila ponendo particolare attenzione alla ricerca di nuovi materiali e processi tecnici.
L’artista impiega personali procedimenti per realizzare le sue opere in bronzo, gesso, terracotta o rielabora antiche tecniche come l’ingobbio. Si ricorda la realizzazione di un’inedita cartapesta che può essere lavorata e scavata anche attraverso piccole bruciature e che permette di ricavare sculture leggere, lacerate e cariate. A volte la forma sembra sgretolarsi di fronte al fruitore, come se fosse percepibile l’azione corrosiva del tempo.
La materia quindi diviene espressiva attraverso i processi a cui è sottoposta e veicola i significati formali dei reperti del “museo immaginario” di Carlo Guarienti. Corpi dalle forme arcaiche, busti frammentati, figure abbozzate di animali in movimento rievocano antiche culture, da quella greco-romana a quella etrusca, fino ai richiami contemporanei.
Sorprendono i riferimenti all’arte di Giacometti o di Marino Marini dichiarati dallo stesso artista proprio per la singolare lavorazione delle superfici e per la sintesi formale.
In relazione alla mostra presso il Museo Bailo, è inevitabile ricordare il confronto anche con le opere di Arturo Martini per l’interesse verso l’arte antica, in particolare quella etrusca, e per la ricerca di una forma scultorea originaria ed essenziale.

TTL Staff © redazione@time-to-lose.it - www.time-to-lose.it












Categorie

Archivio