Cinema al fronte – Spazi Bomben


Paesaggi che cambiano 2015 rassegna cinematografica agli Spazi Bomben – Treviso. Cinema al fronte: sui luoghi della Grande Guerra è il tema del secondo ciclo della rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso fra febbraio e aprile 2015. Sei gli appuntamenti in calendario che proporranno una visuale sulla Grande Guerra nel Cinema, necessariamente circoscritta, ma affrontata a partire da materiali diversi e molteplici punti di vista.

La rassegna si inserisce quest’anno nella corrente celebrativa di un centenario, senza tuttavia appiattirsi su titoli che esaltino il patriottismo adamantino dei combattenti o, al contrario, denuncino l’inutile macello che ha insanguinato l’Europa dal 1914 al 1918 spiega il curatore, Luciano Morbiato.
Negli stessi anni il cinema diventa maggiorenne, nella tecnica e nel linguaggio, e questo permette di documentare la guerra, seguirla con la macchina da presa nei luoghi dove si svolge, nei teatri di guerra. Nei quasi cento anni successivi la Grande Guerra è stata storicamente rivisitata e revisionata, condizionando di conseguenza le sintesi narrative e visuali dell’immane conflitto offerte agli spettatori cinematografici; come ogni film storico, il film di guerra risente del clima culturale nel quale nasce: negli anni di guerra il cinema viene arruolato nel fronte interno come strumento di propaganda contro il barbaro nemico; nel tempo di pace si ricorda, si studia o si maledice la guerra e, al cinema, i soldati fraternizzano (nelle tregue di Natale), mentre i veri nemici diventano i loro tronfi generali.
Nella ricca offerta dei film disponibili la nostra scelta segue il criterio della qualità e della rappresentanza nazionale, sacrificando titoli che possono tuttavia entrare nel dibattito e che ogni partecipante potrà successivamente recuperare. I massacri del fronte occidentale, speculari a quelli del fronte orientale (il più esteso), sono quelli più rappresentati al cinema, mentre per noi è il fronte italiano, dall’Adamello al Carso, da Caporetto al Piave, a risvegliare ricordi e traumi. Presentare, alludere, citare queste immagini servirà anche a ricordarci che non siamo lontani dal massacro che doveva essere l’ultimo e che si rinnovò invece solo venti anni dopo (e fu persino superato), confermando così la natura onnivora del cinema e la sua capacità di essere testimone, tra memoria e storia.

Si inizierà mercoledì 4 febbraio alle ore 21 con la serata inaugurale, a ingresso libero.
Luciano Morbiato e Alessandro Faccioli (Università di Padova), studioso del cinema sulla Grande Guerra, affronteranno il tema del rapporto tra la realtà del conflitto e la sua documentazione immediata (sullo sfondo della ricostruzione e della narrazione che il cinema ne ha fatto nel corso di un secolo).
Seguirà la proiezione di alcune sequenze tratte da The Battle of the Somme (La battaglia della Somme, 1916, 73’), riprese di Geoffrey Malins e John McDowell, effettuate sul fronte occidentale per conto del War Office britannico durante la più sanguinosa battaglia della guerra (un milione di morti: 42% inglesi, 39% tedeschi, 19% francesi); e Gloria, film/documento (110’) realizzato da Roberto Omegna per conto dell’Istituto Luce nel 1934 a partire dai materiali di foto/cineoperatori dell’esercito italiano sulle fasi della guerra sul nostro fronte, dalla mobilitazione della primavera 1915 alla vittoria dell’autunno 1918, fino al trionfale trasporto della salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma nel 1921.

Mercoledì 18 febbraio alle ore 21 sarà proposta la visione di Maciste alpino di Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto (Italia, 1916, 80’), film restaurato in occasione delle manifestazioni per il Centenario della Grande Guerra. Accompagnamento musicale dal vivo eseguito dal fisarmonicista Igino Maggiotto.
Sceneggiatore e supervisore del film fu Giovanni Pastrone, che aveva diretto due anni prima Cabiria, dal quale proveniva anche il personaggio di Maciste, interpretato dallo scaricatore del porto di Genova Bartolomeo Pagano (che continuò fino al 1926 a vestire i panni del gigante buono). Improbabile la trama che, in un gioco di specchi, rinvia proprio al cinema: una troupe italiana, arrestata in Austria allo scoppio del conflitto, viene liberata dall’intervento dei pugni del forzuto Maciste che, passato il confine e messi in salvo i cineasti, si arruola negli alpini per continuare ad affrontare a mani nude l’esercito dei mangiasego. Farsesco e superficiale, il film sembra introdurre e sottolineare una efficace variante plebea dell’individualismo dannunziano che ha avuto i suoi frutti, tra guerra e dopoguerra (l’impresa di Fiume), nel fenomeno dell’arditismo.

Seguirà, mercoledì 4 marzo alle ore 21, All’ovest niente di nuovo di Lewis Milestone (USA, 1930, 105’). Tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque (1929), il film racconta la guerra di quattro giovani studenti tedeschi: arruolatisi volontari su istigazione di un insegnante nazionalista fanatico, scopriranno che gli ideali di coraggio, dovere, imperativo morale sono vuote parole di fronte alla brutalità della guerra, dalla quale nessuno di loro farà ritorno (i soldati tedeschi morti in guerra furono un milione e ottocentomila). La vicenda ricalca quella del coevo Westfront 1918 di Pabst, di cui seguirà la sorte: furono proibiti entrambi dal Filmprüfstelle nazista nel 1933, a pochi giorni dall’ascesa di Hitler al potere (in Italia il film di Milestone fu distribuito soltanto nel 1956). Nonostante il sonoro fosse agli inizi, a distanza di molti decenni si conferma la tenuta dell’insieme, spettacolare e intimista, in cui il sincero pacifismo viene esaltato tanto dal realismo delle scene di battaglia che dal lirismo dei dialoghi tra commilitoni.

Mercoledì 18 marzo alle ore 21 sarà la volta de La grande illusione di Jean Renoir (Francia, 1937, 113’). Come ogni vero capolavoro, questo film (vietato dal regime fascista, fu visto in Italia solo nel 1947) non può essere ridotto al riassunto della sua trama, che narra dell’evasione da una fortezza tedesca di alcuni prigionieri di guerra francesi. Lo sceneggiatore, Charles Spaak, e il regista hanno saputo inserire, accanto al contrasto più evidente tra i soldati di due potenze nazionali, quello più latente ma non meno importante tra i membri di classi sociali diverse. Tra la massa dei soldati francesi, pure patriotticamente uniti dal canto della Marseillaise, sono ritratti con grande efficacia l’aristocratico capitano de Boëldieu, il borghese Rosenthal e il proletario tenente Maréchal (interpretato da Jean Gabin), ma il carceriere von Rauffenstein (uno straordinario Erich von Stroheim) ha un rapporto privilegiato con il nemico de Boëldieu, che gli è pari per nobiltà e al quale può richiedere la parola d’onore.

Uomini contro di Francesco Rosi (Italia-Jugoslavia, 1970, 101’) sarà proiettato mercoledì 1 aprile alle ore 21. A quasi vent’anni di distanza dalla sua esperienza di ufficiale della Brigata Sassari, Emilio Lussu aveva scritto Un anno sull’altipiano che Rosi ha tradotto in immagini insieme a Tonino Guerra e Raffaele La Capria (sceneggiatori), girandolo tuttavia sui contrafforti aspri del Velebit dalmata e non sulle montagne dei Sette Comuni. Il clima post-sessantotto ha esaltato l’antimilitarismo del libro e la sua demistificazione dell’eroismo: così, a fronte della crudeltà e della follia delle azioni militari concrete che disprezzano le vite dei soldati, si giustifica la protesta contro la guerra e i suoi cantori, dagli alti comandi agli speculatori; e si arriva alla giustificazione dell’ammutinamento e della rivolta, che il tenente Ottolenghi (impersonato da un ispirato ed esaltato Gian Maria Volonté) concretizza nella necessità di unirsi tra soldati, da una parte all’altra del fronte, per sparare «contro tutti i comandi».

Il ciclo si concluderà mercoledì 15 aprile alle ore 20.30 con Una lunga domenica di passioni di Jean-Pierre Jeunet (Francia, 2004, 132’). Nelle trincee della Somme cinque soldati francesi, condannati a morte per essersi mutilati volontariamente, sono abbandonati nella terra di nessuno di un avamposto che è sotto il fuoco incrociato franco-tedesco. La romantica Mathilde, fidanzata di uno di loro, si rifiuta di credere alla morte del suo amoroso Manech e intraprende una personale e caparbia ricerca, anche con l’aiuto di un detective, raccogliendo indizi e collegandoli alle sue più diverse intuizioni e superstizioni. Tratto dal romanzo La passion des femmes di Sébastien Japrisot, questo colosso (effettivamente tra i film più costosi della storia del cinema francese) ha vinto cinque premi César nel 2005, mescolando scene di crudo realismo e momenti poetici, con citazioni dirette o indirette da altri film di guerra, da Orizzonti di gloria (la colonna sonora di Angelo Badalamenti) a Quando volano le cicogne (l’attesa delle lettere dal fronte), stemperando i colori nei toni seppia della nostalgia (e del fumetto).

La rassegna Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon e Luciano Morbiato.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro, serata di apertura a ingresso libero.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it.

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