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Fiere di San Luca 2013 – Treviso


Le storiche Fiere di San Luca a Treviso nel 2013 si terranno dal 4 al 20 ottobre nel “prato Fiera”, in via Sant’Ambrogio di Fiera. Caratterizzato dalla presenza nel Luna Park di attrazioni dello spettacolo viaggiante, dai banchi di dolciumi e dai banchi destinati alle degustazioni di specialitĂ  gastronomiche. SarĂ  l’occasione per degustare il “vin novo”,”folpi”, marroni, oca arrosta con il sedano, croccante etc. e per divertire adulti e bambini.

Gli orari di apertura;
Feriali dalle 14.30 alle 24.00
Domenica dalle 09:00 alle 24:00

Programma non ancora definito

Le Fiere di San Luca – Le Origini | fonte: www.parcosile.it
Treviso: in ottobre la cittĂ  ospita un grande luna park per due settimane di divertimento che culmineranno nel giorno di S. Luca (18 ottobre).

La fiera risale al X secolo anche se si è svolta regolarmente solo dal 1205. Era l’avvenimento annuale più solenne e festoso della città: si trattava infatti di una esposizione campionaria che interessava tutta l’Italia Nord Orientale, tanto che speciali banditori venivano inviati in ogni città del Triveneto, in Lombardia e in Emilia Romagna. Originariamente si svolgeva in settembre ed era chiamata di S. Michele di Melma, in omaggio alla località dov’era nata; cambiò data e luogo quando il Comune Trevigiano volle onorare con questa festa un suo conterraneo asceso al soglio pontificio sotto il nome di Benedetto XI.

Oggi le attività legate agli scambi commerciali non esiste più, ma rimane un’occasione per la degustazione del vino novello e per gustare le specialità della stagione (“folpi”, marroni, oca arrosta con il sedano, croccante etc.) e per divertire adulti e bambini.

Per gli abitanti di Sant’Ambrogio di Fiera, nell’immediata periferia di Treviso, vicino al Fiume Sile, le Fiere di San Luca sono un avvenimento estremamente naturale che fa parte, si può dire, della loro stessa vita. La storia di Fiera si intreccia da sempre con quella delle Fiere: non sarebbe possibile immaginare l’una senza le altre. L’evidente confusione causata dall’afflusso di moltissima gente che ogni anno esse portano con sé, forse recano un certo disagio a coloro che abitano attorno al grande Prato o nelle sue vicinanze. Ma quelle persone sanno bene che le Fiere sono inevitabili; si rendono conto, più o meno consapevolmente, che esse costituiscono un patrimonio storico e di costume a cui non si può rinunciare. Quindi, ad ogni inizio di ottobre, all’affacciarsi delle prime nebbie autunnali, si dispongono ad accoglierle con serena rassegnazione.

Attualmente le Fiere di S. Luca si presentano come una sagra grandiosa, ricca di attrazioni per bambini e adulti. Ma nei primi secoli della loro storia, cioè nel Medioevo, il loro aspetto e la loro importanza erano ben diversi. Infatti esse erano essenzialmente un mercato, un grande e famoso mercato annuale, dove venditori e acquirenti, di paesi anche lontani, si incontravano per lo scambio di prodotti d’ogni genere.

L’origine della fiera, come istituzione commerciale, è molto remota. L’uso di tenere fiere e mercati era conosciuto anche dai Romani, dai Greci e da altri popoli più antichi ancora. Fu però nel Medioevo che la fiera raggiunse una grandissima importanza. La sua affermazione e la sua rapida diffusione in molte regioni d’Italia e di altri paesi europei furono determinate da quella generale ripresa che si verificò nel mondo occidentale dopo l’anno Mille. Il grande valore storico della fiera sta nel fatto che essa favorì il passaggio dall’economia chiusa, tipica della società feudale, alla nuova economia cittadina, aperta ai liberi scambi fra commercianti di località vicine e lontane.

La fiera si teneva nei luoghi più importanti della città, generalmente presso chiese o santuari; si svolgeva in coincidenza con particolari festività religiose e spesso durava molti giorni. Era quindi inevitabile che essa superasse il carattere puramente economico, per assumere l’aspetto di una grande festa popolare. In questo importante avvenimento, che aveva per lo più scadenza annuale, convergevano dunque interessi economici e aspetti religiosi e folcloristici della vita del popolo. Grazie alla sua notevole importanza, che si traduceva anche in cospicue entrate per le casse dell’amministrazione pubblica, la fiera incontrava il favore e la protezione di chi deteneva il potere. Norme e statuti speciali venivano emanati per garantire la sicurezza di tutti coloro che vi volevano partecipare, per regolare il comportamento dei commercianti e la vendita delle merci e per risolvere rapidamente, nel luogo stesso della fiera, le controversie o le liti che inevitabilmente sorgevano.

Come le fiere di molte città dell’Italia settentrionale, anche quella di Treviso, favorita dal luogo particolarmente felice, raggiunse una dimensione di grande rilievo. Secondo alcuni studiosi, primo fra tutti il Marchesan, essa esisteva ancor prima del Mille e si teneva in riva al Sile, presso il porto della città. Con quale frequenza si svolgesse, quali fossero le sue caratteristiche e la sua durata in quell’epoca lontana non è possibile saperlo. Appena un cenno è contenuto nel primo documento che ne testimonia l’esistenza. Si tratta di un diploma di Berengario I, re d’Italia, redatto a Verona, nella chiesa di S. Zeno, il 9 gennaio del 905. Con questo diploma il Re concedeva al Vescovo di Treviso, Adalberto, parecchi diritti, tra cui due terzi delle imposte che gli spettavano sul “mercato del Porto Trevigiano”. Con tale concessione il Vescovo entrava in possesso dell’intero beneficio sulla Fiera, perchè l’altro terzo delle imposte era già stato ceduto alla Chiesa trevigiana dai predecessori di Berengario.

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