Cinema al fronte: All’ovest niente di nuovo – Fondazione Benetton


Cinema al fronte: All’ovest niente di nuovo – Fondazione Benetton

All’ovest niente di nuovo di Lewis Milestone è il prossimo film, in programma mercoledì 4 marzo alle ore 21, della rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso e dedicata al tema Cinema al fronte: sui luoghi della Grande Guerra. Tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque, il film racconta la guerra di quattro giovani studenti tedeschi. Arruolatisi volontari su istigazione di un insegnante nazionalista fanatico, scopriranno che gli ideali di coraggio, dovere, imperativo morale sono vuote parole di fronte alla brutalità della guerra, dalla quale nessuno di loro farà ritorno (i soldati tedeschi morti in guerra furono un milione e ottocentomila).
La vicenda ricalca quella del coevo Westfront 1918 di Pabst, di cui seguirà la sorte: furono proibiti entrambi dal Filmprüfstelle nazista nel 1933, a pochi giorni dall’ascesa di Hitler al potere (in Italia il film di Milestone fu distribuito soltanto nel 1956). Nonostante il sonoro fosse agli inizi, a distanza di molti decenni si conferma la tenuta dell’insieme, spettacolare e intimista, in cui il sincero pacifismo viene esaltato tanto dal realismo delle scene di battaglia che dal lirismo dei dialoghi tra commilitoni.

All’ovest niente di nuovo (USA, 1930, 105’)
In Westen nicht Neues (All’ovest niente di nuovo o, anche, Niente di nuovo sul fronte occidentale) di Erich Maria Remarque (Paul Remark, 1898-1970) fu pubblicato in Germania nel 1929, lo stesso anno di Addio alle armi di Hemingway; il romanzo, nato dall’esperienza dell’autore, racconta la guerra dalla prospettiva del soldato semplice Paul Bäumer e dei suoi compagni, passati dai banchi di scuola al campo di battaglia. Dopo l’addestramento, la loro vita si svolge tra «fuoco di martellamento, disperazione e bordelli per la truppa»: un incubo che è alleviato soltanto dal cameratismo che unisce i giovani morituri, senza distinzione di grado. Sopravvissuto ai suoi compagni, il narratore morirà un giorno dell’ottobre 1918, come segnala la frase conclusiva del libro, che riporta anche il bollettino di quel giorno di guerra: «dall’ovest nulla da segnalare».
Tradotto in decine di lingue (ma in Italia soltanto nel 1955), la versione cinematografica del romanzo fu girata nel 1930 e divenne da subito una bandiera e quindi un classico del cinema pacifista, oltre ad essere acclamato in America come il film più popolare dell’anno.

La rassegna proseguirà mercoledì 18 marzo alle ore 21 con La grande illusione di Jean Renoir (Francia, 1937, 113’). Come ogni vero capolavoro, questo film (vietato dal regime fascista, fu visto in Italia solo nel 1947) non può essere ridotto al riassunto della sua trama, che narra dell’evasione da una fortezza tedesca di alcuni prigionieri di guerra francesi. Lo sceneggiatore, Charles Spaak, e il regista hanno saputo inserire, accanto al contrasto più evidente tra i soldati di due potenze nazionali, quello più latente ma non meno importante tra i membri di classi sociali diverse.

Uomini contro di Francesco Rosi (Italia-Jugoslavia, 1970, 101’) sarà proiettato mercoledì 1 aprile alle ore 21. A quasi vent’anni di distanza dalla sua esperienza di ufficiale della Brigata “Sassari”, Emilio Lussu aveva scritto Un anno sull’altipiano che Rosi ha tradotto in immagini insieme a Tonino Guerra e Raffaele La Capria (sceneggiatori), girandolo tuttavia sui contrafforti aspri del Velebit dalmata e non sulle montagne dei Sette Comuni. Il clima post-sessantotto ha esaltato l’antimilitarismo del libro e la sua demistificazione dell’eroismo.

Il ciclo si concluderà mercoledì 15 aprile alle ore 20.30 con Una lunga domenica di passioni di Jean-Pierre Jeunet (Francia, 2004, 132’). Nelle trincee della Somme cinque soldati francesi, condannati a morte per essersi mutilati volontariamente, sono abbandonati nella terra di nessuno di un avamposto che è sotto il fuoco incrociato franco-tedesco. La romantica Mathilde, fidanzata di uno di loro, si rifiuta di credere alla morte del suo amoroso Manech e intraprende una personale e caparbia ricerca, anche con l’aiuto di un detective, raccogliendo indizi e collegandoli alle sue più diverse intuizioni e superstizioni.

La rassegna Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon e Luciano Morbiato.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

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