Cinema al fronte – La grande illusione agli spazi Bomben


Cinema al fronte – La grande illusione agli spazi Bomben

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso e dedicata al tema Cinema al fronte: sui luoghi della Grande Guerra, proseguirà mercoledì 18 marzo alle ore 21 con il capolavoro di Jean Renoir, La grande illusione (Francia, 1937, 113’). In ogni epoca la guerra che si combatte viene ritenuta l’ultima guerra, cui farà seguito la pace, in ogni epoca si ripete questa grande illusione (già dall’amara disillusione che stiamo vivendo, dopo la parentesi innescata dal 1989, si può partire per riconoscere l’attualità del film di Renoir).

Come tutti i capolavori, anche La grande illusione è apparentemente semplice ma diventa complicato appena si tenta di analizzarlo, di conoscerlo meglio. Il film racconta la storia di alcuni prigionieri di guerra, aviatori francesi, detenuti in una fortezza tedesca, attraverso gli incontri-scontri con il comandante tedesco, e i loro tentativi di evasione, finché – grazie al sacrificio di uno di loro – alcuni riescono a fuggire.
Il tema patriottico, della rivalità franco-tedesca, è evidente, ma lo sceneggiatore, Charles Spaak, e il regista hanno saputo inserire, accanto al contrasto più evidente tra i soldati di due potenze nazionali, quello più latente ma non meno importante tra i membri di classi sociali diverse: il tenente Maréchal è un piccolo borghese (più che un proletario), il tenente Rosenthal appartiene all’alta borghesia, mentre il capitano dell’aviazione de Boïldieu è un aristocratico, come il comandante della fortezza von Rauffenstein, al punto che tra i due aristocratici tende a crearsi un’intesa e una solidarietà che supera la barriera nazionale.
Anche i blocchi narrativi subiscono un’evoluzione: iniziano come una storia corale, per affinarsi e concentrarsi su pochi personaggi che si fronteggiano nelle sale della fortezza, sui pochissimi che riescono a raggiungere la libertà, e infine sull’incontro di due esistenze, un uomo e una donna, senza altre distinzioni.

Presentato alla Mostra di Venezia nel 1937, il film non vinse il Leone d’oro (gli fu preferito il crepuscolare Carnet de bal di Julien Duvivier), in Francia la stampa di sinistra ne esaltò il pacifismo che operava per il riavvicinamento tra i popoli, mentre nella Germania hitleriana per le stesse caratteristiche esso fu dapprima censurato, quindi proibito (come nell’Italia fascista), oltre che per la presenza di un ebreo simpatico e di una donna tedesca che si univa a un prigioniero francese (per questo ruolo l’attrice Dita Parlo ebbe delle molestie in Germania). Dieci anni dopo (all’indomani di un’altra guerra e dell’occupazione tedesca), anche in Francia, il film venne amputato di alcune sequenze relative al rapporto tra il soldato francese e la contadina tedesca, perché presupponevano l’esistenza di tedeschi buoni, da una parte, e di francesi libertini, dall’altra.

La rassegna proseguirà mercoledì 1 aprile alle ore 21 con Uomini contro di Francesco Rosi (Italia-Jugoslavia, 1970, 101’). A quasi vent’anni di distanza dalla sua esperienza di ufficiale della Brigata Sassari, Emilio Lussu aveva scritto Un anno sull’altipiano che Rosi ha tradotto in immagini insieme a Tonino Guerra e Raffaele La Capria (sceneggiatori), girandolo tuttavia sui contrafforti aspri del Velebit dalmata e non sulle montagne dei Sette Comuni. Il clima post-sessantotto ha esaltato l’antimilitarismo del libro e la sua demistificazione dell’eroismo.

Mercoledì 15 aprile alle ore 20.30, il ciclo si concluderà con Una lunga domenica di passioni di Jean-Pierre Jeunet (Francia, 2004, 132’). Nelle trincee della Somme cinque soldati francesi, condannati a morte per essersi mutilati volontariamente, sono abbandonati nella terra di nessuno di un avamposto che è sotto il fuoco incrociato franco-tedesco. La romantica Mathilde, fidanzata di uno di loro, si rifiuta di credere alla morte del suo amoroso Manech e intraprende una personale e caparbia ricerca, anche con l’aiuto di un detective, raccogliendo indizi e collegandoli alle sue più diverse intuizioni e superstizioni.

La rassegna Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon e Luciano Morbiato.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it.

TTL Staff © redazione@time-to-lose.it - www.time-to-lose.it












Categorie

Archivio