Cinema al fronte – Uomini contro agli Spazi Bomben


Cinema al fronte – Uomini contro agli Spazi Bomben

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso e dedicata al tema Cinema al fronte: sui luoghi della Grande Guerra, prosegue mercoledì 1 aprile alle ore 21 con il film Uomini contro di Francesco Rosi (Italia-Jugoslavia, 1970, durata 101’). A quasi vent’anni di distanza dalla sua esperienza di ufficiale della Brigata Sassari, Emilio Lussu aveva scritto Un anno sull’altipiano che Rosi ha tradotto in immagini insieme a Tonino Guerra e Raffaele La Capria (sceneggiatori), girandolo tuttavia sui contrafforti aspri del Velebit dalmata e non sulle montagne dei Sette Comuni.
Alla sua uscita nelle sale, il film ha suscitato numerose e contrastanti proteste: da parte dell’establishment, cioè della classe politica al potere e dei comandi militari, per aver presentato degli ufficiali superiori in preda a sadismo e follia e dei soldati demotivati e ribelli; da parte della critica di sinistra per un troppo generico pacifismo.
Prevedibili le prime, meno le seconde, anche se non si deve dimenticare il clima ideologico del decennio 1970-80, nel passaggio dalla contestazione generale alla lotta armata di frange dell’estremismo. I giovani critici erano inflessibili nei confronti del cinema italiano, e non solo con Rosi, ma Goffredo Fofi riservava proprio a Uomini contro alcuni duri paragrafi nel suo pamphlet Il cinema italiano: servi e padroni (1971):

[…] generico e approssimativo, il suo antimilitarismo era povero e riduttivo. […] La guerra non è più il prodotto di una logica storica e di responsabilità individuabili e analizzabili; della realtà italiana non restano che scampoli ridotti quasi a marionette. Manca la realtà italiana anteguerra e il terreno d’incubazione della guerra, manca l’insofferenza e la rivolta post-bellica del popolo e manca la frustrazione del borghese e la sua adesione al fascismo. Rosi attualizza solo nella direzione di un contro antiautoritario e pacifista, invece che del rapporto borghesi-popolo che nella grande guerra ebbe uno dei suoi esempi più vistosi, col tentativo dei primi di incanalare la spinta al macello del secondo attraverso la disciplina del fronte interno o le ciance sulla stessa barca.

Erano parole dettate da giovanile baldanza, ma erano ingiuste nel rimprovero al film perché sarebbe mancato il prima e il dopo, anche se, oggettivamente, Rosi col suo film non ci mostra com’è stata la prima guerra mondiale, ma ci dice come un uomo di cinema di sinistra la intendeva negli anni, non bisogna dimenticarlo, delle rivolte antiautoritarie e della guerra nel Vietnam. E se c’è un appunto da fargli è di essersi servito del libro per fare un film pacifista ma angoscioso, molto più di quanto lo sia la sua fonte letteraria. Lussu, che non partecipò alla stesura della sceneggiatura, quando vide il film ne deplorò una certa cupezza, ricordando che lui e i suoi compagni avevano trovato anche occasioni di allegria nell’esperienza del conflitto.

Uomini contro è stato il primo episodio del sodalizio tra il regista Francesco Rosi e l’attore Gian Maria Volontè, che arriverà a ben cinque titoli con Il caso Mattei, Lucky Luciano, Cristo s’è fermato a Eboli, Cronaca di una morte annunciata; se a vent’anni dalla morte di Volontè il bilancio della sua carriera d’attore ne ha messo in luce le doti istrioniche ma anche lo straordinario e irrequieto professionismo (di cui sono esempi fulminanti i personaggi del tenente Ottolenghi, nel film di Rosi, e di Lulù Massa in La classe operaia va in paradiso di Petri), per Rosi, scomparso da poche settimane, si dovrà aspettare che passi la commozione di circostanza e, dopo il Leone alla carriera del 2012, se ne analizzi l’intero arco creativo dai tanti film di denuncia dell’intellettuale meridionalista impegnato (tra i quali sono capolavori come Salvatore Giuliano e Le mani sulla città) alle smaglianti digressioni in costume (Il momento della verità, C’era una volta, Carmen), alle meno fortunate riduzioni da opere letterarie (Uomini contro, Cadaveri eccellenti, Cristo s’è fermato a Eboli, Cronaca di una morte annunciata, La tregua), alle robuste inchieste civili (Il caso Mattei e Lucky Luciano)…

La rassegna si concluderà mercoledì 15 aprile alle ore 20.30 con Una lunga domenica di passioni di Jean-Pierre Jeunet (Francia, 2004, 132’). Nelle trincee della Somme cinque soldati francesi, condannati a morte per essersi mutilati volontariamente, sono abbandonati nella terra di nessuno di un avamposto che è sotto il fuoco incrociato franco-tedesco. La romantica Mathilde, fidanzata di uno di loro, si rifiuta di credere alla morte del suo amoroso Manech e intraprende una personale e caparbia ricerca, anche con l’aiuto di un detective, raccogliendo indizi e collegandoli alle sue più diverse intuizioni e superstizioni.
La rassegna Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon e Luciano Morbiato.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

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