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Guido Barbujani: Invece delle razze – Incontro agli Spazi Bomben

Invece delle razze. Barriere biologiche e confini naturali incontro con Guido Barbujani, genetista venerdì 25 novembre ore 18:00 a Treviso in Fondazione Benetton Studi Ricerche. Continua il ciclo di conferenze correlate all’esposizione La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche con la partnership di Fabrica, e aperta negli spazi Bomben di Treviso.

Venerdì 25 novembre alle ore 18, negli spazi Bomben di Treviso, Guido Barbujani, genetista dell’Università di Ferrara, affronterà il tema Invece delle razze. Barriere biologiche e confini naturali, particolarmente importante perché consente di ragionare su un argomento declinato e strutturato anche attraverso la disciplina geografica che ha permesso di rendere visibili, attraverso le mappe, confini etnico-linguistici e razziali.
Un tema che ha fatto e continua a far parte dei processi costitutivi del nostro vivere comune e più che mai bisognoso di attente e informate riflessioni.

Spiega Barbujani: «Dall’Ottocento al Novecento la biologia è passata da un’impostazione in cui i confini contavano molto perché permettevano di definire dei gruppi umani considerati omogenei fra loro, ad una visione più complessa in cui si è capito che le etichette che noi attribuiamo alle popolazioni ci possono servire per nominarle, ma non corrispondono a delle realtà biologiche differenti. È un altro modo per dire che la biologia e soprattutto la genetica contemporanea hanno capito che nell’umanità non esistono razze biologiche.

In tutto l’Ottocento la ricostruzione della storia biologica dell’umanità si intreccia però con le spinte politiche e sociali alla definizione di identità nazionali e quindi compaiono delle denominazioni dei gruppi umani, delle razze o sotto-razze che poi avranno vita breve, ma che serviranno in un certo periodo di tempo per appoggiarcisi a chi ha intenzione di rivendicare una identità per un gruppo di persone che si suppongono legate a una terra, legate a uno stesso sangue. Ecco, oggi sappiamo che non è così. A partire dagli anni sessanta, dal lavoro di Frank Livingstone, un antropologo americano, e soprattutto di Luca Cavalli-Sforza, un genetista italiano, sappiamo che la variabilità umana esiste, che siamo tutti differenti, ma che questa variabilità può essere immaginata più come sfumature in una tavolozza in cui tutti i colori si mescolano tra di loro, piuttosto che come costituita da delle entità separate da confini biologici netti».

Il ciclo di conferenze proseguirà con altri cinque appuntamenti distribuiti per tutto il periodo di apertura dell’esposizione. Parteciperanno: lo storico del cinema Luca Giuliani, Cinema e Grande Guerra. Gli americani arrivano a Treviso (venerdì 16 dicembre ore 18); Andrea Rizza Goldstein della Fondazione Alexander Langer Stiftung, Alexander Langer e i confini: Sudtirolo o Alto Adige? (venerdì 13 gennaio ore 18); la musicista Francesca Gallo, I canti della Grande Guerra (domenica 15 gennaio ore 18); l’antropologa Monica Ronchini, Prigionieri trentini della Grande Guerra. Dalla Galizia alla Cina (venerdì 27 gennaio ore 18); lo storico militare Paolo Pozzato, Un fiume andò alla guerra: il Piave da elemento geografico a teatro operativo 1917-1918 (venerdì 10 febbraio ore 18).

Ingresso libero, auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, www.fbsr.it

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