Centenario della Vittoria 1918 – 2018 Vittorio Veneto 2011-03-10
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Centenario della Vittoria 1918 – 2018 Vittorio Veneto

Vittorio Veneto: programma delle celebrazioni in occasione del centenario della vittoria nella prima guerra mondiale 1918 – 2018 
Il programma delle Manifestazioni per il Centenario della Vittoria della Grande Guerra.

Scarica QUI la brochure turistica per visitare i luoghi della Prima Guerra Mondiale in Provincia di Treviso .pdf 10MB
Scarica QUI la brochure della rete dei Musei della Grande Guerra .pdf 11MB
Per non dimenticare:
Nel 2018 si compiranno cent’anni dalla fine della Grande Guerra.

A Vittorio Veneto nel 2018 sarà celebrato il centenario della vittoria nella prima guerra mondiale.

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Tratto da: wikipedia.org
La battaglia di Vittorio Veneto fu combattuta tra il 24 ottobre ed il 3 novembre 1918, tra Vittorio Veneto e le Alpi Giulie, sul fronte italiano della prima guerra mondiale, tra Italia e Austria-Ungheria.
Seguì di pochi mesi la grande offensiva della battaglia del Solstizio che si infranse contro la linea del Piave e da cui l’esercito austriaco uscì quasi distrutto.
Viene celebrata in Italia come una grande battaglia e una delle più grandi vittorie dell’esercito italiano durante la guerra, ma di fatto fu una battaglia minore in quanto l’esercito avversario era prossimo al collasso e si arrese rapidamente alle truppe italiane in avanzata. L’evento segna la fine della guerra sul fronte italiano.

Il 23 ottobre 1918 l’esercito italiano, supportato da un piccolo contingente di truppe alleate, si lanciò all’offensiva. Nella zona Ponte della Priula-Grave di Papadopoli, nei primi giorni l’ingrossamento del Piave in piena travolse le passerelle gettate e non permise un facile sfondamento.
Dopo aver attraversato il Piave, il XXIV Corpo d’armata al comando del generale Enrico Caviglia liberò Vittorio Veneto (al tempo il suo nome era solo “Vittorio”, “Veneto” fu aggiunto nel 1923), avanzò in direzione di Trento, e mandò i reparti celeri (la cavalleria) all’inseguimento del nemico in ritirata.


Bollettino della Vittoria

Il Bollettino della Vittoria è il documento ufficiale con cui Armando Diaz, il Comandante Supremo dell’esercito italiano, annunciava la disfatta nemica e la vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Il suo autore materiale fu in realtà il generale Domenico Siciliani, capo dell’Ufficio Stampa del Comando Supremo.
Il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme e i Municipi d’Italia.

Bollettino della Vittoria
Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Diaz

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