Festival del Giornalismo Giorgio Lago 2013 2013-05-02
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Festival del Giornalismo Giorgio Lago 2013

Festival del Giornalismo Giorgio Lago 2013 – Da venerdì 3 a domenica 5 maggio a Castelfranco Veneto (Treviso) firme del giornalismo nazionale dialogheranno con giornalisti, imprenditori, amministratori del territorio indagando quali siano i motivi per i quali il Triveneto, oltre ai suoi confini, sia raccontato poco e spesso per stereotipi.
Per scoprire un territorio che non ci si aspetta.
Nel 2013 al Premio Giorgio Lago, riconoscimento che identifica annualmente cinque interpreti del Nordest che si distinguano, in Italia e nel mondo, in altrettanti ambiti, cari al grande giornalista trevigiano*, si affianca il Festival del giornalismo “Giorgio Lago”, una tre giorni di incontri pubblici, da venerdì 3 a domenica 5 maggio 2013 a Castelfranco Veneto (Treviso), che precederà la cerimonia di consegna dei premi in programma lunedì 6 maggio al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, alla quale interverrà anche il giornalista e saggista Paolo Mieli.
Da un Nordest che ha tanto da comunicare attraverso le proprie eccellenze, come dimostrano i premiati di questa terza edizione a Castelfranco Veneto (per l’impresa il premio viene assegnato a Riccardo Donadon – fondatore di H-Farm, per lo sport ai rugbisti Mauro e Mirco Bergamasco, per il giornalismo a Stefano Lorenzetto, per il no profit al FAI – Fondo Ambiente Italiano sezione di Padova e per la cultura a Pordenonelegge), ad un Nordest di cui, al di fuori di esso, poco si dice e poco si sa.
Giorgio Lago incarnò una capacità di rappresentazione liberata dagli stereotipi che attanagliavano il Triveneto e con i quali ancora esso viene ancora oggi descritto, e il Festival si pone in ideale continuità con tale azione di demolizione dei falsi miti.

Il Festival del Giornalismo “Giorgio Lago” 2013
Nordest – Italia : Il blackout comunicativo
Castelfranco Veneto (Treviso), venerdì 3 – sabato 4 – domenica 5 maggio 2013

Venerdì 3 maggio, ore 18.00, Cortile della biblioteca civica (o Museo Casa Giorgione)
Evento di apertura
Giorgio Lago: comprendere il Nordest
Sergio Rizzo dialoga con Bepi Covre
Modera: Alessandro Russello (Direttore Corriere del Veneto)

La mancanza di grandi testate giornalistiche nazionali o di media di portata nazionale con sede nel Nordest, ha senz’altro penalizzato la qualità della comunicazione a livello nazionale di questa porzione di territorio. L’azione quasi solitaria di Giorgio Lago ha rappresentato un’eccezione nel quadro di una lettura banalizzante e a tratti persino infastidita da parte anche di giornalisti attenti all’interpretazione della realtà. Ha prevalso, e prevale, una visione distorta di questo territorio, che risponde a stereotipi inattuali e legati ad un Nordest che non esiste più da decenni. Del tutto inadeguata appare sia la lettura sociologica dell’evoluzione di questo territorio, che la sua comprensione. Alla servetta goldoniana – divenuta nel tempo la tata di tanti milanesi abbienti – si è sostituita la caricatura del piccolo imprenditore tutto lavoro e “schei”, che infastidiva per il successo e inorridiva per la presunta ignoranza, al punto da vederne nell’attuale fallimento un elemento di malcelato sollievo.
Nulla sugli istituti di ricerca di primissimo livello sia in campo scientifico che umanistico, nulla sulla qualità della vita, senza dubbio elevatissima anche rispetto ad altri territori nazionali, nulla sulle eccellenze di un territorio bellissimo che, non a caso, costituisce la prima meta turistica a livello nazionale e una della prime a livello mondiale.
Il movimento dei sindaci è risultato un movimento incompreso, così come, in gran parte, quello della Lega nel Veneto, che è altra cosa da quella Lombarda, e che non a caso è stata ampiamente abbandonata nel corso delle ultime elezioni alla ricerca di altre rappresentanze in grado di far valere un istinto autonomista che affonda le proprie radici nella storia, e che nessuno sembra saper correttamente interpretare e raccontare.

Sabato 4 maggio, ore 17,00, Cortile della biblioteca civica (o Museo Casa Giorgione)
Marcello Veneziani dialoga con Marzio Favero
Modera: Roberto Papetti (Direttore de Il Gazzettino)
La vulgata vuole che a Nordest non ci sia cultura politica e nemmeno cultura in senso lato. Da ciò una rappresentazione di questo territorio macchiettistica, che fa facile leva su stereotipi e su una visione quasi teatrale della realtà. L’approccio giornalistico alla lettura di un territorio che ha la complessità di una nazione (dall’orografia, alle diversità riscontrabili da area ad area) è quasi sempre deludente. Si calca la mano sul piccolo imprenditore che dalle stalle è salito alle stelle dei facili quattrini e che oggi ripiomba giù nella scala sociale e, talvolta, si suicida. Ma ci si dimentica della cultura del lavoro che ha creato il fenomeno, dell’elevatissimo senso civico che crea una rete spontanea di assistenza che non ha eguali in Italia, della qualità della vita elevata, dell’integrazione reale degli immigrati, ma anche di Luxottica, di Benetton, di Dainese e delle mille aziende leader che stanno lentamente sostituendo il sistema microimprenditoriale con un solido sistema di medie e grandi imprese di livello mondiale. Ci si dimentica che a Venezia si fa una fetta rilevante della cultura di questo Paese e che non a caso il Nordest ha dato e da al Paese intellettuali di primissimo ordine. La domanda quindi è: perché il Nordest sembra non avere cittadinanza in un sistema della comunicazione che si vorrebbe nazionale, ma che sembra appiattito sugli interessi di pochi, dei soliti pochi, e di aree ben precise, quasi il resto del Paese non esistesse?

Domenica 5 maggio, ore 17,00, Cortile della biblioteca civica (o Museo Casa Giorgione)
Pietrangelo Buttafuoco dialoga con Mario Bertolissi
Modera: Antonio Ramenghi (Direttore delle Tribuna di Treviso)
Le letture giornalistiche del Nordest scontano pregiudizi di fondo molto marcati, non diversamente di quelle che riguardano il meridione d’Italia. Chiunque approcci senza paraocchi questi due territori, scopre realtà estremamente più complesse rispetto a quanto passa il quotidiano “convento” della carta stampata o, peggio, del giornalismo televisivo. Può un paese come l’Italia permettersi di non comprendere aree così vaste e strategicamente fondamentali? Viene infatti il dubbio che alla radice di politiche sbagliate ci siano informazioni sbagliate. Come uscire da questo stallo? E’ evidente che le voci che provengono dalle “periferie” del Paese non giungono né a Roma né a Milano. Ma l’Italia non può permettersi di essere né romanocentrica né milanocentrica…

Ufficio stampa Koiné Comunicazione

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