L’occhio dello straniero – Spazi Bomben 2013-04-09
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L’occhio dello straniero – Spazi Bomben

L’occhio dello straniero; la creazione dell’altro e dell’altrove. Incontro pubblico con Marco Aime, Luigi Marfè, Davide Papotti, Massimo Rossi e Francesco Surdich sabato 13 aprile 2013 ore 10.
Fondazione Benetton Studi Ricerche, auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso

Il viaggio implica una rottura con la quotidianità, tanto a livello di rapporti interpersonali quanto a livello spaziale, costringe ad avere a che fare con un altro e un altrove e la conseguenza di tutto ciò è una modificazione delle nostre capacità percettive.
Non sono però soltanto l’altro e l’altrove a condizionare il modo di vedere il mondo del viaggiatore. Accade anche il contrario: i viaggiatori finiscono per modificare ciò che li circonda perché immaginano e leggono quei luoghi, quei monumenti e quelle persone sulla base di una loro visione culturale. Il viaggio da scoperta diventa così sempre più una forma di verifica.

Partendo da queste osservazioni, la Fondazione Benetton Studi Ricerche propone sabato 13 aprile alle ore 10 nell’auditorium degli spazi Bomben un incontro pubblico che darà conto dei risultati di un seminario di studio a invito (in programma giovedì 11 e venerdì 12 aprile a casa Luisa e Gaetano Cozzi, Zero Branco, Treviso), organizzato per aprire un confronto tra studiosi di discipline diverse con un gruppo di dottorandi e studenti delle lauree magistrali, sul tema dell’altro e dell’altrove.

All’incontro parteciperanno gli stessi relatori del seminario: Marco Aime (Università di Genova, antropologo); Luigi Marfè (Università di Torino, studioso di letteratura); Davide Papotti (Università di Parma, geografo); Massimo Rossi (Fondazione Benetton Studi Ricerche, geografo); Francesco Surdich (Università di Genova, storico dei viaggi e delle esplorazioni).
Una pubblicazione edita dalla Fondazione darà conto degli esiti dei lavori seminariali.

Spiega Marco Aime: «Il viaggio, da sempre, ha avuto come “effetti collaterali” fare incontrare individui di cultura diversa e porre le basi per la costruzione culturale dell’altro e dell’altrove. Le narrazioni di viaggio hanno sempre proposto mondi e popoli altri, che in molti casi sono usciti più dalla penna dei viaggiatori che dalla realtà davvero osservata. L’esotismo, malattia tipica dell’Occidente, ha creato immagini ora meravigliose ora terrificanti, ma sempre “diverse”. Nonostante ci sia stato chi come Lévi-Strauss ha decretato la “fine dei viaggi” e chi come Fukuyama la “fine della storia”, il processo di costruzione di alterità non sembra affatto interrompersi, neanche in un’epoca di flussi globalizzati e globalizzanti come la nostra e sono pochi i turisti di oggi che potrebbero condividere le parole di André Gide che, in Voyage au Kongo, a chi gli chiedeva cosa andava a cercare laggiù, rispondeva: “Aspetto di essere lì per saperlo”.
La creazione dell’altro e dell’altrove è un processo utile a foggiare l’identità del viaggiatore. È sulla narrazione della diversità, che si costruisce il proprio “essere noi e di questo posto”. La creazione del “noi” si basa sulla necessità di specchiarsi nel diverso: siamo ciò che gli altri non sono».

Ingresso libero.
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0522.5121, www.fbsr.it.

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