Nuovo Cinema Paesaggio – Stalker 2011-04-02
Time To Lose

Calendario

Nuovo Cinema Paesaggio – Stalker

Nuovo Cinema Paesaggio, rassegna cinematografica dedicata a cinema e paesaggio – secondo ciclo mercoledì 6 aprile ore 20.30 Stalker di Andrej Tarkovskij

Mercoledì 6 aprile 2011 alle ore 20.30 la proiezione del film Stalker ( 161’, 1979, urss), capolavoro del regista russo Andrej Tarkovskij, concluderà la rassegna cinematografica Nuovo Cinema Paesaggio, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e curata da Luciano Morbiato (Università di Padova, docente di Storia delle tradizioni popolari) e Simonetta Zanon (Fondazione Benetton Studi Ricerche, paesaggista).

Da un romanzo di fantascienza dei fratelli Strugackij (Picnic sul ciglio della strada, 1972), Tarkovskij ha ricavato un’opera personalissima, dalle originali cadenze narrative immerse in un compatto universo visivo (“immersione” è il termine più adatto all’ambiente di acque stillanti o stagnanti che affrontano i personaggi e gli spettatori); il film è anche un saggio filosofico sulla necessità della speranza in un mondo che tende alla disperazione.

Lo stalker (letteralmente ‘colui che si avvicina di soppiatto’) è una guida che deve portare (e porta) illegalmente due clienti, uno scrittore e uno scienziato, in una zona pericolosa e proibita, al centro della quale si trova una stanza dalle potenzialità eccezionali, se non prodigiose. Su una trama apparentemente semplice i caratteri dei protagonisti acquistano un rilievo non solo psicologico ma anche simbolico, tanto da farsi portatori di istanze contrastanti, anzi opposte: tra i due intellettuali è l’avventuriero (un intenso Aleksandr Kaidanovskij nel ruolo del titolo) a mantenere vivo il desiderio non tanto della scoperta quanto della rivelazione.

Il pubblico potrà discutere con i curatori della rassegna delle tematiche proposte nel film e nell’insieme dei titoli della rassegna.

 

Auditorium della Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Ingresso unico 4 euro.

Data la durata del film (161’) la proiezione avrà inizio alle ore 20.30.

Informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it.

 

Approfondimento, a cura di Luciano Morbiato

Il soggetto è tratto dal romanzo di fantascienza Picnic sull’orlo della strada dei fratelli Strugackij, che ne hanno curato anche la sceneggiatura: una guida accompagna uno scrittore e uno scienziato nell’esplorazione di una “zona”, che le autorità hanno isolato, all’interno della quale nella Stanza di un edificio in rovina una potenza misteriosa permette di realizzare i desideri di chi vi entra. I tre hanno motivazioni diverse: lo scrittore è un cinico disperato, lo scienziato teme l’attacco alla razionalità rappresentato dalla Stanza, lo stalker è l’unico che «crede alla necessità di credere»; tutti ritornano dalla “zona” senza essere entrati nella Stanza.

A chi scrive è accaduto, nel corso del film, una cosa insolita: le immagini e i suoni dello schermo lasciavano uno spazio-tempo interiore per pensare all’unisono con i personaggi; non era come in certi film che la noia arriva a distogliere la mente a fantasticare altrove, mentre gli occhi sembrano seguire il flusso delle immagini. Nella sequenza della dresina (il carrello a motore sulle rotaie che porta i tre uomini all’interno della “zona”), io sono sul carrello, ma non nella “zona”, da qualche parte in un’alba livida, pronto a correre dei rischi, per cercare qualcosa, che è molto importante, di cui ho bisogno, che non so se troverò, ma che non posso non cercare; o sono semplicemente in escursione in un insolito paesaggio, privato della folla quotidiana, e già per questo eccezionale, e mi ci muovo dentro, affascinato; o ancora, il paesaggio è dentro di me e questo non è che un sogno, e allora l’indeterminatezza che mi circonda è inevitabile, anche se quest’ultimo criterio è applicabile a qualsiasi film, al cinema come sogno a occhi aperti (e basterebbe rimandare alle pagine di Roland Barthes intitolate En sortant du cinéma).
Ma la suggestione, nella duplice accezione di suggerimento e di fascinazione, di questo film supera quella dello specifico filmico, essa ha piuttosto a che fare, restando a reminiscenze russe, con la poesia di certi racconti dell’Ottocento, della grande stagione letteraria fino a Cechov.

«A volte, quando la fiamma ardeva più debolmente e il cerchio di luce si restringeva, dalla sopraggiunta oscurità sporgeva improvvisamente una testa di cavallo, con una sinuosa cavità, che ci guardava con attenzione ottusa, masticando svelto una lunga erba…»: sembra la didascalia di una sequenza di un film di Tarkovskij in cui appare un cavallo, ed è invece l’idillio notturno del Prato di Biez, uno dei racconti delle Memorie di un cacciatore di Ivan Turgenev. Alla costante dell’acqua e dell’immersione, presente in tutta l’opera di Tarkovskij (che è figlio del poeta Arsenij T.), potrebbero fare da commento altri versi di Tjutčev, come questi: «Perché chini sopra l’acqua, / salice, il capo e coglier vuoi / colle foglie tue tremanti, / come con bramose labbra, / la corrente fuggitiva?…» (1836).

Anche per le immagini di Tarkovskij, da L’infanzia di Ivan (1962) a Stalker (1979), si può ripetere quello che Angelo Maria Ripellino scriveva del lessico di questo poeta: «abbonda di vocaboli acquatili: spruzzi, fontane, torrenti, onde, lacrime, piogge, rigagnoli. Un perpetuo scorrere d’acqua. Un ‘fiume aereo’ scivola fra terra e cielo, e lo stesso cielo è un ‘etereo flusso’. Il poeta insiste sul fluire di tutte le cose, sulla fluvialità del creato, fornendo uno straordinario esempio di idrofilia».( A.M. Ripellino, Prefazione, in F. Tjutčev, Poesie, trad. T. Landolfi, Torino, Einaudi, 1964, p. 7). In Tarkovskij l’acqua e le immagini «acquatili» subiscono un’evoluzione, da quella contenuta nel secchio di legno al quale si dissetano Ivan e la madre, nel film d’esordio, a quelle del fiume dove si celebrano riti pagani o dei mille rigagnoli del disgelo in Andrej Rublev (il capolavoro del 1966), a quella stagnante, eppure piena di vita, evidenziata dalla macrofotografia, ne Lo specchio (1974), a quella stagnate ancora, ormai pozzanghera, o stillante dai muri cadenti, nei locali che precedono la Stanza in Stalker.

 

fonte e info
Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply