Nuvole in viaggio – Fondazione Benetton 2012-02-20
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Nuvole in viaggio – Fondazione Benetton

Nuvole in viaggio. Esperienze di luoghi nel cinema mercoledì 22 febbraio2012 ore 21 proiezione del film 10 canoe di Rolf De Heer.
Con la proiezione del film 10 canoe (Australia, 2006, durata 90’, lingua aborigena con sottotitoli e voce fuori campo in italiano) di Rolf De Heer proseguirà, mercoledì 22 febbraio alle ore 21, negli spazi Bomben di Treviso, la rassegna cinematografica Nuvole in viaggio. Esperienze di luoghi nel cinema, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, e curata da Luciano Morbiato, esperto di storia e critica cinematografica, e Simonetta Zanon, Fondazione Benetton Studi Ricerche, paesaggista.
In epoca tribale, nel nord dell’Australia, dieci uomini aborigeni del popolo degli Yolngu, guidati dal vecchio Minygululu, si addentrano nella foresta per raccogliere la corteccia che serve a costruire le canoe. Minygululu apprende che il giovane Dayindi, per la prima volta in spedizione, si è innamorato della sua moglie più giovane. La legge tribale rischia di essere infranta: Minygululu per affrontare la situazione e insegnare a Dayindi come ci si comporta decide di raccontargli una storia esemplare, appartenente al passato mitico e che prenderà molto tempo per essere narrata, occupando tutti i giorni necessari a costruire le canoe, ad attraversare la palude e a raccogliere le uova. È la storia di un amore proibito, di un rapimento, di un’uccisione casuale e feroce e di una vendetta ancora peggiore. Concepito in collaborazione col popolo di Ramingining (villaggio di circa ottocento Yolngu nella Terra d’Arnhem, nella parte nord dell’Australia) e interpretato esclusivamente da nativi australiani, è un film unico, senza precedenti.
La sfida che il regista di origine olandese Rolf De Heer ha realizzato con questo film, parlato in una lingua aborigena dell’estremo Nord del continente australiano, ha un corrispettivo nell’invito allo spettatore cinematografico a seguire una storia delle origini, un mito, che ci parla di una civiltà lontana nel tempo e più ancora nello spazio, ma con punti di contatto con la guerra di Troia. Anche qui c’è il racconto di un rapimento che dà origine a una spedizione e a una serie di avventure che finiranno con uno scontro mortale. Si tratta di una fiaba etnografica il cui autore collettivo, sollecitato dal regista, coadiuvato dal mediatore linguistico ed esperto di costruzione delle canoe locali Peter Djigirr, è una tribù che vive nei dintorni della palude Arafura. Se gli autori riusciranno a convincerci che gli Yolngu sono fratelli nostri, che sono meno lontani di quanto pensiamo, allora la lezione di etica (e di cinema) sarà stata un successo.
La rassegna proseguirà mercoledì 7 marzo con L’altra verità (GB/F/B/It/Sp 2010) di Ken Loach;
mercoledì 21 marzo con Uomini di Dio (Francia 2010) di Xavier Beauvois; e si concluderà mercoledì 4 aprile con Piazza Garibaldi (Italia 2011) di Davide Ferrario che sarà presente alla serata.

Le proiezioni si svolgeranno nell’auditorium degli spazi Bomben (Treviso, via Cornarotta 7), ore 21,
ingresso unico 4 euro.
Serata conclusiva a ingresso libero, fino a esaurimento posti.

Per informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it.
Approfondimento
Origine di un film (sintesi di una lezione di Rolf De Heer)
La zona della Palude di Arafura è familiare per David Gulpilil, il grande performer indigeno (danza, cinema, teatro), icona del cinema australiano. Quando non lavora in giro per il mondo, David abita normalmente a Ramingining, vicino alla sua terra d’origine. Verso la fine del 2000, David era stato scelto per interpretare il film The Tracker. Dopo il primo incontro con il regista Rolf De Heer ad Adelaide, prima dell’inizio delle riprese, David ha invitato Rolf a Ramingining per fargli incontrare la sua famiglia e fargli vedere la sua terra natia, la palude di Arafura. I due hanno passato alcuni giorni insieme, a parlare, a pescare, mangiando cibo proveniente dalla boscaglia e imparando a comprendersi reciprocamente. Nel giugno del 2003, David ha ricevuto una telefonata da Rolf che chiedeva di fare un film insieme, con David come protagonista e coregista, girato nelle terre della sua gente, nella loro lingua. Venne presa una vaga decisione sulla natura del film: ambientarlo in tempi antichi, magari un secolo fa, creare una storia aborigena che terminasse, proprio prima del suo climax, con il massacro da parte dei Balanda della maggior parte dei personaggi Yolngu. Questa, comunque, non era un’idea per il film destinata a durare a lungo. La mattina della partenza di Rolf, David andò a trovarlo: “Ci servono dieci canoe”, ripeteva David mostrandogli una foto, in bianco e nero, scattata almeno settant’anni prima; Rolf gli diede un’occhiata e disse: “Hai ragione, ci servono dieci canoe”. La foto, un gruppo di dieci uomini nelle loro canoe di corteccia, era estremamente cinematografica. Parlava di un mondo lontano: entrare in quel mondo avrebbe significato cogliere la vera essenza del cinema. Il film aveva iniziato a prendere forma. Quella foto dei dieci canoisti era stata scattata dal dottor Donald Thomson, un antropologo che lavorava nella Terra di Arnhem nella metà degli anni ’30, quando la vita per gli abitanti indigeni era ancora molto tradizionale e poco influenzata culturalmente dall’arrivo dei bianchi. C’erano state guerre contro il popolo Yolngu, ma essi non erano mai stati conquistati e avevano quindi conservato il loro stile di vita. Thomson visse lì, insieme alla popolazione per molti mesi, da solo, sovvenzionato dal governo con la speranza che la comprensione degli Yolngu avrebbe portato la pace, non solo con il mondo esterno, ma anche tra le fazioni in lotta degli stessi Yolngu. Thomson lasciò un’eredità di importanza enorme: la Thomson Collection, che conta qualcosa come quattromila fotografie in bianco e nero che ritraggono moltissimi aspetti della cultura degli Yolngu, è conservata nel Victoria Museum. Le fotografie mostrano la vita di tutti i giorni, come la raccolta e la preparazione del cibo; documentano la creazione di manufatti come le canoe, le capanne e le lance; seguono eventi speciali, come una spedizione di caccia alle uova d’oca; testimoniano con precisione com’erano, come si acconciavano i capelli e cosa indossavano … sono il ritratto di una popolazione che altrimenti sarebbe andato perso. Alcune di queste foto sono tornate a Ramingining dove sono tenute in grande considerazione. Sono state assorbite dalla cultura, ne sono divenute parte. Esiste l’idea di “Tempo di Thomson”, ricordato amorevolmente. La rete di parentele è complicata: tutti sono imparentati con qualcuno nella foto e tutti ne sono orgogliosi. Sono la loro continuità, la loro storia.
materiali tratti dai “contenuti speciali” del DVD edito da Fandango e gentilmente concessi

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