Paesaggi che cambiano – Spazi Bomben 2014-02-06
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Paesaggi che cambiano – Spazi Bomben

Paesaggi che cambiano 2014. Luoghi, persone, mestieri: Rassegna cinematografica agli Spazi Bomben di Treviso. La memoria cinematografica del lavoro è il tema al centro del secondo ciclo della rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso fra febbraio e aprile 2014.
La rassegna si aprirà mercoledì 12 febbraio alle ore 20.30 con la proiezione del film Pour la suite du monde (durata 105’, 1963) di Michel Brualt e Pierre Perrault.
Con Luciano Morbiato, presenterà il film Antonio Costa, docente di Storia del cinema all’Università Iuav di Venezia.

La memoria cinematografica del lavoro è il tema al centro del secondo ciclo della rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso fra febbraio e aprile 2014.
I cinque titoli in calendario si riallacciano infatti a uno dei “fili rossi” che hanno attraversato il programma della prima parte della rassegna, quello dei mestieri. Un filo conduttore che ci ricorda ancora una volta il legame imprescindibile e di reciproca necessità tra le persone e i luoghi, tema da sempre caro al lavoro della Fondazione.

Spiega il curatore Luciano Morbiato, esperto di cinema: «Attraverso il lavoro – le tecniche e gli strumenti – l’uomo ha da sempre cambiato il mondo, fino a rendere l’ambiente simile a sé, ma la pratica e la memoria del lavoro non hanno trovato nel cinema di fiction, narrativo o spettacolare, una grande attenzione, quasi che la funzione del divertimento sia “esclusiva”, debba cioè escludere il mondo della creazione-produzione e della fatica quotidiana, per privilegiare un mondo fantastico, parallelo a quello reale. Eppure i lavoratori erano già presenti nel primo film proiettato a Parigi quel 28 dicembre 1895, che segna la nascita del cinema: La sortie des ouvriers de l’usine Lumière era una sfilata di operaie e operai davanti alla macchina da presa fissa. Da quel momento, anche per il mondo del lavoro, dunque, la macchina da presa ha acquisito una vocazione a registrare, a documentare la realtà, naturale o sociale, sia direttamente, come un testimone oculare (ne sono altrettante conferme i titoli della rassegna Paesaggi che cambiano di ottobre-dicembre 2013), che indirettamente, attraverso le storie raccontate dalle sue immagini, storie di singoli artefici, che esaltano l’homo faber, o di collettività alleate, ma più spesso in lotta, con la natura.

Il proposito ambizioso dei cinque titoli della seconda parte della rassegna è quello di selezionare alcuni film nei quali il lavoro come creazione individuale e/o fatica collettiva è il motore delle storie: si tratta di poche opere particolarmente significative, colte in un vasto arco temporale, che diventano obiettiva (e talora inesauribile) fonte di dibattito, ma possono anche innescare una scelta ulteriore, suggerire una personale continuazione da parte dello spettatore.

Nel corso del ventesimo secolo la classe operaia è stata spesso protagonista della storia attraverso lotte e sconfitte e rivoluzioni, per arrivare di recente, nell’epoca post-industriale, a una sua apparente scomparsa (almeno nel mondo occidentale); di queste alterne vicende testimoniano alcune incursioni del cinema nell’universo del lavoro, che costituiscono una specie di incontro tra l’ordinario e il meraviglioso, già dagli estremi di Metropolis (1927) di Fritz Lang e di Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin, cioè dalla rivolta dell’operaio-massa allo sberleffo del vagabondo che entra, letteralmente, nella catena di montaggio».

“Perché il mondo continui” è la traduzione del titolo d’apertura, il franco-canadese (del Quebec) Pour la suite du monde (durata 105’, 1963), in calendario mercoledì 12 febbraio alle ore 20.30.

Nel risalire l’estuario del fiume San Lorenzo nel 1535, l’esploratore Jacques Cartier descrisse un’isola coperta di alberi simili ai noccioli, battezzandola Île-aux-Coudres: all’inizio degli anni sessanta, i documentaristi canadesi Michel Brualt e Pierre Perrault hanno riscoperto l’isola e i suoi abitanti, una comunità legata alle sue tradizioni, che ha accettato di recuperare l’antica tecnica di pesca a un piccolo cetaceo, il marsuino bianco, praticata già dai primitivi abitanti della regione. Il cinéma direct ha letteralmente creato le condizioni di un incontro tra la memoria e la volontà collettive con il risultato di provocare davanti alla macchina da presa un racconto vissuto nel suo farsi realtà; partendo da un ritratto della comunità, che è descritta attraverso i tipi umani e i momenti della vita quotidiana, il lungometraggio ripercorre le tracce immateriali del lavoro e arriva alla documentazione delle fasi della pesca in un ambiente particolare tra l’oceano e il fiume, entre la mer et l’eau douche. La visione del film, costruito e spontaneo insieme, equivale a una lezione dal vivo sulla tradizione, sulla sua importanza, ma anche sulla sua morte, spesso inevitabile, e sulla sua, talora prodigiosa, resurrezione».

Con Luciano Morbiato, presenterà il film Antonio Costa, docente di Storia del cinema all’Università Iuav di Venezia.

Le proiezioni proseguiranno mercoledì 26 febbraio alle ore 21 con Le ricamatrici (durata 89’, 2004, Francia) di Eléonore Faucher. C’è un doppio rapporto tra la giovanissima Claire e la matura signora Melikian: il primo lega l’apprendista alla maestra nell’arte del ricamo; l’altro assocerà le due donne in una scambievole solidarietà. La diciassettenne, che affronta una gravidanza non desiderata, troverà nell’atelier della donna, chiusa nel dolore per la perdita del figlio, un rifugio in cui coltivare l’amore per la nuova creatura, che potrà divenire una forma di riequilibrio affettivo anche per la madre disperata. Il ricamo prezioso, un artigianato che crea con pazienza la bellezza materiale, è la metafora di una tessitura intima eppure efficace, che riguarda la vita e i sentimenti.

Mercoledì 12 marzo alle ore 21 sarà proposto Tempi moderni (durata 89’, 1936, usa) di Charlie Chaplin. In questo film, il regista, anche se continua a negare la “modernità” del cinema parlato, affronta il tema del lavoro e la realtà della fabbrica e della catena di montaggio, insieme alle loro conseguenze cicliche, come la disoccupazione e lo sciopero. Il vagabondo vede gli operai entrare in fabbrica, li trasforma mentalmente in un gregge di pecore, ma anche lui si sottomette alla realtà di tempi e metodi. Non resisterà a lungo, per incompatibilità con quel mondo alienante, e dovrà ricorrere alla fuga nella libertà, in compagnia del suo doppio, la monella orfana, interpretata da Paulette Goddard.

Si proseguirà mercoledì 26 marzo alle ore 21 con La classe operaia va in paradiso (durata 125’, 1972, Italia) di Elio Petri. Lulù (uno strabiliante Gian Maria Volonté), specialista del cottimo senza coscienza sindacale, vive in una casa piena di ninnoli costosi e inutili, finché un incidente alla catena di montaggio ne sconvolge le certezze e lo riavvicina al sindacato. Suscitò aspre polemiche a sinistra la storia dell’operaio Lulù Massa: ritratto grottesco e caricaturale, ritenuto non obiettivo né costruttivo; quarant’anni dopo possiamo riconoscere il valore politico del film, che nega la mitologia operaia e privilegia l’analisi antropologica del sistema, dentro e fuori della fabbrica.

La rassegna si concluderà mercoledì 9 aprile alle ore 21 con La stella che non c’è (durata 104’, 2006, Italia e coproduzione) di Gianni Amelio. L’addetto alla manutenzione Vincenzo Buonavolontà (un evidente nome-bandiera) insegue la fabbrica, chiusa in Italia e venduta ai cinesi, per rimediare a un difetto di cui si è reso conto e consegnare una centralina corretta. Intraprende così un viaggio (a sue spese) in Cina, quindi da Shangai alla Mongolia, assieme alla giovane interprete Liu Hua; due solitudini e due frustrazioni si incontrano e, insieme, superano le incomprensioni, non solo linguistiche: un finale aperto sul futuro che è già cominciato.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro. Serata di apertura a ingresso libero, con inizio alle ore 20.30.
Gli altri appuntamenti avranno inizio alle ore 21.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

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