Perle di Musica antica a Pordenone 2010-12-03
Time To Lose

Calendario

Perle di Musica antica a Pordenone

Giunto alla sua quarta edizione, e dopo le prestigiose presenze internazionali delle annate precedenti (Hopkinson Smith, Alan Curtis, Michael Chance, Mara Galassi, Edoardo Bellotti, Massimo Lonardi e molti altri), Perle presenta quest’anno tre serate, centrate sul tema del rapporto fra diversi o fra opposti, serate che confermano la qualità esecutiva superiore dei concerti e l’originalità dei programmi musicali proposti.

Domenica 5 dicembre 2010, ore 20.45

Pordenone, Sala Consiliare della Provincia – Ingresso libero

Enrico Gatti, violino – Fabio Ciofini, organo e clavicembalo

Bach e i Veneti – La grande sintesi

Nel 260° anniversario della morte di J.S. Bach

La serata del 5 dicembre ha per protagonista Enrico Gatti, uno dei massimi violinisti barocchi italiani ed europei, continuatore dell’arte di maestri come Chiara Banchini e Sigiswald Kuijken, dei quali è stato allievo.

Nel corso della sua attività concertistica, Enrico si è esibito in tutta Europa, in Canada, negli U.S.A., in Sudamerica, Russia, Giappone ed Australia, sia come solista sia come primo violino di celebri formazioni barocche, sotto la direzione di bacchette prestigiose quali quelle di Gustav Leonhardt e Ton Koopman, alternando l’attività di musicista a quella di didatta assai richiesto (conservatori dell’Aja, Parigi, Amsterdam e Madrid, l’Accademia Chigiana, varie università internazionali, oltre che vari corsi estivi esteri ed italiani, quale quello di Urbino).
È il leader dell’ensemble “Aurora”, da lui fondato nel 1986 e più volte vincitore di premi discografici come il Diapason d’or e il Premio Vivaldi.

Questo protagonista della musica barocca si esibisce a Pordenone con l’organista e clavicembalista Fabio Ciofini, in un programma di grande interesse e di straordinaria bellezza che mette a fuoco i rapporti tra il mondo di J. S. Bach e l’ambiente veneto: Vivaldi soprattutto, ma anche compositori come Bonporti e Bertali. Il grande maestro tedesco, come tanti altri compositori non italiani dell’epoca, fa sua la lezione fondamentale che la musica italiana impartisce al mondo tra XVII e XVIII secolo, meditandola attraverso trascrizioni per tastiera ed assimilandone stile, melodia, ornamentazione ecc., in una sintesi di originale e assoluta genialità. La serata propone un raffronto tra la musica dei veneti, eseguita in originale o attraverso le trascrizioni di Bach, ed alcuni capolavori che il grande Tedesco ha regalato al mondo.

 

 

Domenica 19 dicembre 2010, ore 20.45

Pordenone, Sala Consiliare della Provincia – Ingresso libero

Evangelina Mascardi, chitarra barocca
Lincoln Almada, arpa gesuita e percussioni

Un solo cammino
Danze e improvvisazioni dalla Spagna al Sudamerica

Perle è un festival di musica rara: rivelazioni e sorprese sono di casa. È per questo che, sulla scia delle scorse edizioni, la serata del 19 dicembre propone un repertorio ed uno strumentario davvero rarissimi.

Il duo sudamericano Evangelina Mascardi e Lincoln Almada ci guida alla riscoperta del Sudamerica musicale del Settecento, soprattutto del Messico e della regione guaranì, fra nord dell’Argentina, Paraguay e sud del Brasile. È un incredibile calderone in cui ogni sorta di ingrediente, autoctono ed importato, si fonde e si amalgama producendo sapori assolutamente inediti e sorprendenti e nel quale la Spagna dei Conquistadores e l’Europa settecentesca, l’Africa degli schiavi, la cultura autoctona dei Guaranì riversano ciascuna elementi musicali decisamente contrastanti: jácaras spagnole, suites, motivi popolari indios, zarambeques.
Tutti questi componenti sono però destinati a combinarsi fra loro, anche grazie all’uso di strumenti che sono già di per sé il simbolo di questa fusione, in particolare la cosiddetta arpa gesuita. I Gesuiti sono i protagonisti impliciti di tutta la serata, non solo per il ruolo storico che ebbero nei confronti delle popolazioni Guaranì (indimenticabile il film The Mission sulla vicenda delle terre guaranì affidate ai Gesuiti, che in seguito al Trattato di Madrid del 1750 dovettero essere cedute al Portogallo), ma anche per aver portato in Sudamerica nel Cinquecento l’arpa che da loro prende nome e che da allora è rimasta invariata nelle sue caratteristiche organologiche e nella sua tecnica esecutiva. Da europeo, questo strumento diventa col tempo sudamericano ed è tuttora il più caratteristico nella musica tradizionale della regione guaranì, di cui vengono presentate improvvisazioni su temi tradizionali.

Il concerto, che oltre all’arpa gesuita prevede la chitarra barocca e le percussioni, utilizza in abbondanza anche un’importante fonte settecentesca messicana, il cosiddetto Codice Saldìvar, dal nome del musicologo che lo rese noto, con i suoi fandanghi, tarantelle, romanesche, follie, jácaras ed in generale musiche di danza.

 

Lunedì 20 dicembre 2010, ore 20.45

Spilimbergo, Duomo – Ingresso libero

Gian Paolo Fagotto, tenore – Ensemble Orologio

diretto da Davide De Lucia – Tesori musicali del rinascimento
Polifonie e monodie sacre: un concerto di Natale

Il 20 dicembre, l’Ensemble Orologio (recente protagonista di un memorabile Vespro della Beata Vergine di Monteverdi alla Basilica di San Marco a Venezia) e Gian Paolo Fagotto offrono a Spilimbergo il terzo concerto di Perle, con un programma contrassegnato dal rapporto dialettico tra la vocalità corale e quella solistica e una particolare attenzione allo specifico momento dell’anno liturgico, che precede il Natale.

Il ricco repertorio della polifonia sacra rinascimentale dà vita ad un percorso musicale che prende avvio dai franco-fiamminghi Josquin e Mouton nella seconda metà del Quattrocento, prosegue con i grandi Maestri del Cinquecento fino a giungere, nei primi anni del secolo successivo, agli splendori della policoralità di Gabrieli e Monteverdi. Si tratta di una suggestiva serie di composizioni mariane e natalizie a quattro, sei, otto e dieci voci dei maggiori compositori dell’epoca che, con sonorità ora raccolte ora maestose, celebrano il mistero dell’Avvento.

Il fascino delle sonorità piene e potenti del coro dialoga con la duttilità e l’espressività della voce solistica del tenore, che illumina la musica rinascimentale di una luce diversa ma complementare a quella corale, in una modalità interpretativa – l’esecuzione a solo con accompagnamento d’organo – che prefigura il solismo vocale come quella dimensione della musica che dall’età di Monteverdi in poi diventerà predominante.

fonte e info: www.associazione-antiqua.org

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply