Spazio Paraggi – L’ Ora d’Amore… 2009-01-01
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Spazio Paraggi – L’ Ora d’Amore…

L’ORA D’AMORE ; film-documentario di Andrea Appetito e Christian Carmosino

“Ci si chiude in tante prigioni che sono vere e proprie celle, vere e proprie torture; credo che di gente infelice, imprigionata dentro le proprie frustrazioni, le proprie crudeltà, ce ne sia tantissima”

Regia Andrea Appetito e Christian Carmosino

Soggetto Andrea Appetito

Sceneggiatura/Trattamento Andrea Appetito e Christian Carmosino

PROIEZIONE domenica 1 febbraio 2009 alle 17.30

presso Spazio Paraggi Via Pescatori 23 – Treviso

a seguire aperitivo


Domenica 1 febbraio
alle 17.30, presso lo Spazio Paraggi di Treviso, i registi Andrea Appetito e Christian Carmosino presenteranno il loro film-documentario “L’ora d’amore“. Alla fine della proiezione il pubblico potrà confrontarsi con gli Autori per un breve dibattito. La serata si concluderà con un aperitivo come momento d’incontro.

L’ora d’amore è un film sulle chiusure, sulle barriere profonde che rendono impossibile una relazione amorosa. Per raccontarle abbiamo scelto un luogo dove queste barriere si fanno visibili, insormontabili, e dove l’amore sembra diventare impossibile: il carcere.

La separazione, la solitudine, l’istituzionalizzazione del vivere acuiscono la paura, le insicurezze, il bisogno, la dipendenza, la speranza, il ricatto, l’attesa e una lunga galleria di barriere che restringono e infine chiudono l’orizzonte di una relazione d’amore.

I detenuti intervistati – Mauro, Fatima, Angelo – sono stati già condannati per i reati che hanno commesso: la sottrazione della vita affettiva, della vita sentimentale, della vita sessuale, sono pene aggiuntive, che nulla hanno a che fare con i loro crimini. Si è deciso di non specificare i reati, perché le classificazioni (detenuto per omicidio, detenuto per rapina, detenuto per…) sono soltanto un modo per soddisfare la nostra curiosità, e confermarci in una visione rassicurante del mondo, fatto di liberi “fuori” e detenuti “dentro”. Mentre Deborah, la compagna di Mauro, racconta che da quando lui è dentro anche la sua vita “è reclusa”, e Angelo spiega che a volte si può uscire dal carcere per entrare in una nuova prigione, fatta di convenzioni.

Scrivono del film

“Un documentario breve ma intenso. L’amore ai tempi della galera con le sue dolcezze e le sue sofferenze, visto da una madre, una moglie, un trans. Il documentario italiano è una galassia di gioielli invisibili. E l’opera di Carmosino e Appetito è uno di questi”
Boris Sollazzo, Il Sole 24 Ore

“Struggente, ma con il cuore tenuto a bada da un montaggio pieno di rigore”
Cristiana Paternò, Cinecittà News

“Ed è questo che i due cineasti fanno mirabilmente, il farci mettere piede in un mondo a parte, farcelo annusare e capire, mostrandoci con asciutta delicatezza dove vive, anzi sopravvive una bella fetta della nostra società”
B.S., Liberazione

“…tre vividi racconti di detenuti comuni dalla vita così simile a quella di chi vive fuori, altrettanto imprigionati dalle convenzioni e dai problemi. Emerge tanto isolamento e bisogno d’affetto in quei ritratti tanto vicini alla fiction, figure vivaci e affettuose nell’accettazione di un tempo che si è fermato ed è scandito dalla burocrazia del carcere”
Silvana Silvestri, Il Manifesto

“In a Festival che abbonda di storie d’amore, un film che inizia con una domanda”
Franco Montini, La Repubblica

“La parola «carcerato» non riflette alcun aspetto dei personaggi, in quanto questa caratteristica è superflua nell’ambito della ricerca cinematografica di Appetito e Carmosino: ciò che denota i protagonisti è il loro essere amanti”
Livio Meo, Non solo cinema

“Lucida e toccante riflessione sugli ostacoli di un sentimento che non può esprimersi come vorrebbe”
Luca Napolitano, Cinema Plus

Note di regia

Nel gennaio del 2007 cominciavano i sopralluoghi in carcere, gli incontri e le interviste con i detenuti e le detenute. Scoprivamo quanto quelle vite ristrette somigliassero alle nostre. Il carcere, così, passava definitivamente in secondo piano. In primo piano, fatalmente, c’era l’amore, o meglio il bisogno d’amore.

Delle quattro storie che avrebbero dovuto comporre il progetto, è stato possibile realizzarne soltanto tre. La quarta, incentrata sul regime di semilibertà e utile a raccontare meglio il rapporto tra dentro e fuori, non abbiamo potuto girarla. Nel cercare un detenuto semilibero e la sua compagna, abbiamo incontrato le più grandi resistenze, soprattutto da parte delle compagne. Resistenze legate alla paura di rivelare l’identità dei loro compagni. Paura di perdere il lavoro, di compromettere i rapporti con le famiglie, con i vicini di casa, con gli amici dei figli. Paure che restringono ulteriormente le vite. Le nostre paure di “liberi”.

Nel giugno del 2008, l’impossibilità di raccontare la condizione di semilibertà ha interrotto le riprese, ma questo “fallimento” ci ha rivelato molte cose.

Durante il montaggio del film ci siamo resi conto di quanto fossero assenti gli “stratagemmi d’amore”. Occorreva trovare un nuovo nome al film, che nascesse dalla sua stessa storia. Lo abbiamo chiamato “L’ora d’amore”, quel tempo ristretto di un incontro in cui si ha la sensazione di non poter dire, di non poter dare, tutto quello che in noi trabocca. Ci siamo accorti di come fosse cambiato, in due anni, il nostro modo di raccontare quelle storie ristrette. In principio avevamo bisogno di interviste per scrivere una sceneggiatura, un po’ alla volta abbiamo cominciato a staccarci da quell’obiettivo iniziale. È iniziato così il nostro viaggio nell’impossibilità dell’amore, attraverso le barriere, le attese infinite, le ossessioni, le paure… Lo sguardo è cambiato nel tempo. Nel film questi cambiamenti sono visibili, stratificati, così come cambia la scrittura in un lungo diario di viaggio.

Alla fine, anziché scoprire gli stratagemmi, abbiamo trovato un grande bisogno d’amore. Non sappiamo più come fare ad amare: del linguaggio dell’amore siamo diventati balbuzienti, ristretti tutti dentro la paura, il conformismo.

Abbiamo fallito nella ricerca iniziale ma questo fallimento ci ha reso tutto più chiaro.

Andrea Appetito e Christian Carmosino

I registi

Andrea Appetito nasce a Roma nel 1971. Insegna filosofia e storia in un liceo di Treviso. Pubblica nel 2001 il libro Cluster Bomb (Altrastampa Edizioni, Napoli). Nel 2002 realizza nel centro storico di Bogotà, insieme a Pablo Acosta Lemus e Valentina Ariza Moreno, la performance El juego de la boda. Nel 2003 partecipa con le sue favole alla performance tadatat nel chiostro del Primo Municipio a Roma, per l’inaugurazione di Studiaperti e Artisti Associati. Nel 2005 realizza ¿Quién es Pilar?, cortometraggio tratto da un suo racconto. Il film è selezionato in oltre 30 festival internazionali e riceve numerosi premi in Italia e all’estero. Nel 2006 partecipa con un suo racconto all’antologia Allupa Allupa per Derive Approdi. Nello stesso anno scrive L’eredità, che diventa, in collaborazione con Giancarlo Savino, un testo per il teatro. Messo in scena a Rio de Janeiro dalla regista Virginia Corsini è tuttora in cartellone con oltre ottanta repliche.

Christian Carmosino nasce a Ventimiglia nel 1972. Laureato in Lettere all’Università di Roma Tre, con una tesi sul cortometraggio e i film a episodi, da circa 15 anni organizza eventi cinematografici in Italia e all’estero. Ha lavorato come selezionatore, tra gli altri, per il Festival Internazionale del Cortometraggio di Siena, La Cittadella del Corto, il Festival InCURT (Spagna). È regista di documentari e cortometraggi che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha lavorato al Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e attualmente è responsabile tecnico del Laboratorio Audiovisivi dell’Università di Roma Tre. È docente di regia e sceneggiatura, e ha fondato nel 2005 con il contributo del Comune di Roma OFFICINE, luogo di creazione e visione di cinema ed altre arti.

Informazioni:
info@spazioparaggi.it
www.spazioparaggi.it

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