Tempi moderni di Chaplin – Spazi Bomben 2014-03-10
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Tempi moderni di Chaplin – Spazi Bomben

Rassegna cinematografica; Paesaggi che cambiano 2014. Luoghi, persone, mestieri.
Mercoledì 12 marzo 2014 ore 21:00 proiezione del film Tempi moderni di Charlie Chaplin.

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, proposta dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso prosegue, mercoledì 12 marzo alle ore 21, con la visione di Tempi moderni (durata 89’, USA), film del 1936 che segna una svolta nella produzione cinematografica di Charlie Chaplin: mai, prima di allora, il regista inglese aveva guardato con tanto realismo e attualità alla sua epoca storica, trasformando la commedia in satira sociale.

Anche se continua a negare la “modernità” del cinema parlato, Chaplin affronta qui il tema del lavoro e la realtà della fabbrica e della catena di montaggio, insieme alle loro conseguenze cicliche, come la disoccupazione e lo sciopero. Il vagabondo vede gli operai entrare in fabbrica, li trasforma mentalmente in un gregge di pecore, ma anche lui si sottomette alla realtà di tempi e metodi.
Non resisterà a lungo, per incompatibilità con quel mondo alienante, e dovrà ricorrere alla fuga nella libertà, in compagnia del suo doppio, la monella orfana, interpretata da Paulette Goddard: davanti allo sviluppo tecnologico, Charlot oppone una resistenza individuale, anche se – nel finale – diventa guida inconsapevole di un corteo operaio.
Nel film le uniche parole sono pronunciate da una macchina, mentre la canzone che canta il protagonista è uno sberleffo senza senso: restano le immagini, perché questo è il cinema.

Anche in questo film, dunque, il tema del lavoro ricopre un ruolo di primo piano. Spiega Luciano Morbiato, curatore della rassegna insieme a Simonetta Zanon: «il proposito ambizioso dei cinque titoli in programma è quello di selezionare alcuni film nei quali il lavoro come creazione individuale e/o fatica collettiva è il motore delle storie: si tratta di poche opere particolarmente significative, colte in un vasto arco temporale, che diventano obiettiva (e talora inesauribile) fonte di dibattito, ma possono anche innescare una scelta ulteriore, suggerire una personale continuazione da parte dello spettatore. Nel corso del ventesimo secolo la classe operaia è stata spesso protagonista della storia attraverso lotte e sconfitte e rivoluzioni, per arrivare di recente, nell’epoca post-industriale, a una sua apparente scomparsa (almeno nel mondo occidentale); di queste alterne vicende testimoniano alcune incursioni del cinema nell’universo del lavoro, che costituiscono una specie di incontro tra l’ordinario e il meraviglioso, già dagli estremi di Metropolis (1927) di Fritz Lang e di Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin, cioè dalla rivolta dell’operaio-massa allo sberleffo del vagabondo che entra, letteralmente, nella catena di montaggio».

La rassegna proseguirà mercoledì 26 marzo
con il film La classe operaia va in paradiso (durata 125’, 1972, Italia) di Elio Petri. Lulù (uno strabiliante Gian Maria Volonté), specialista del cottimo senza coscienza sindacale, vive in una casa piena di ninnoli costosi e inutili, finché un incidente alla catena di montaggio ne sconvolge le certezze e lo riavvicina al sindacato. Suscitò aspre polemiche a sinistra la storia dell’operaio Lulù Massa: ritratto grottesco e caricaturale, ritenuto non obiettivo né costruttivo; quarant’anni dopo possiamo riconoscere il valore politico del film, che nega la mitologia operaia e privilegia l’analisi antropologica del sistema, dentro e fuori della fabbrica.

Si concluderà mercoledì 9 aprile
con La stella che non c’è (durata 104’, 2006, Italia e coproduzione) di Gianni Amelio. L’addetto alla manutenzione Vincenzo Buonavolontà (un evidente nome-bandiera) insegue la fabbrica, chiusa in Italia e venduta ai cinesi, per rimediare a un difetto di cui si è reso conto e consegnare una centralina corretta. Intraprende così un viaggio (a sue spese) in Cina, quindi da Shangai alla Mongolia, assieme alla giovane interprete Liu Hua; due solitudini e due frustrazioni si incontrano e, insieme, superano le incomprensioni, non solo linguistiche: un finale aperto sul futuro che è già cominciato.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso, ore 21.
Ingresso unico 4 euro.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

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