Vernice; Gabriele Amadori – Il teatro nel colore dei suoni 2009-06-12
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Vernice; Gabriele Amadori – Il teatro nel colore dei suoni

Vernice; Gabriele Amadori – Il teatro nel colore dei suoni..

Galleria Polin – ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Vicolo San Pancrazio 20 – Treviso
Tel. 0422.580004 – 340.3356420
16 Luglio al 18 Agosto Inaugurazione/Cocktail: 16 luglio ore 19,00

Orari: tutti i giorni ore 10,00 / 12,30 – 16,00 / 19,30 Lunedì chiuso – Festivi su appuntamento

Le opere su tela di Gabriele Amadori esposte in galleria, rappresentano una accurata selezione dei frammenti/moduli delle performance pittoriche realizzate negli anni scorsi, in concerto live, con alcuni musicisti di fama internazionale, su musiche etniche e di improvvisazione jazz.

Generalmente Amadori utilizza grandi formati, anche di dodici metri per tre metri, composti da moduli di due e cinquanta per tre metri, mentre in alcuni casi specifici, per esigenze compositive e musicali diverse, utilizza moduli più piccoli , per esempio di un metro per un metro. Questa modularità genera complessivamente superfici di circa otto metri per due metri che si adatta perfettamente ad esecuzioni di improvvisazione acustica particolarmente frammentate, ritmiche e fortemente tonali. I musicisti che hanno partecipato con Amadori alla elaborazione visiva delle opere esposte, sono Paolo Fresu, Stefano Battaglia, Michele Rabbia, i Sax Four Fun ,Gaetano Liguori, Luis Agudo e l’Ensemble Klezmer.

“Il teatro nei colori dei suoni”

Alcune considerazioni del sociologo e critico dell’arte, Prof. Pietro Bellasi, scelte dalla

presentazione della grande mostra antologica e tematica, Light Chamber Pinting Music, allestita il 16 gennaio 2008, al Politecnico di Milano

Tra l’altro per fare una precisazione sulla tua azione performativa e per essere coerente con quanto detto fino ad ora, vorrei puntualizzare che tu non ti misuri con l’ Action Painting anche se viene menzionata ogni tanto come tale. E’ facile e superficiale sottolinearla o richiamarla come tale (è la solita mania degli storici dell’arte che devo per forza classificarti, sennò poi, alla fine sono angosce). No, assolutamente non può essere considerata una Action Painting in quanto la tua opera è, a mio parere, espressionista .Tu lavori sull’emozione, sui sentimenti, sulla partecipazione a caldo, sull’entusiasmo oppure sull’angoscia, anche se dietro c’è tutta una diligente preparazione tipicamente teatrale. No, l’Action Painting non c’entra per niente. Io lo chiamerei piuttosto, un espressionismo d’azione, multimediale e interattivo. Un po’ lungo come termine ma ritorno a dire che si tratta di una straordinaria macchina, un vortice di partecipazione a cui tu chiami il pubblico.

A me quello che piace e interessa molto è il fatto che usufruisci e hai una conoscenza approfondita di certi linguaggi e di certe tecniche o discipline come la luce, il colore, i sistemi video, la scenografia, la musica, ecc.., e utilizzi questi strumenti ma devo dire che non ce ne accorgiamo.Non si sentono . Queste cose scompaiono magicamente nella tua ricerca …

“Tempo/Spazio/suono/colore”: un atelier grande come il mondo

Anna Detheridge – Il Sole 24 ore

Amadori nelle sue “Music Painting” converte le astrazioni musicali in materia, movimento, colore cangiante, strato su strato, realizzando un’esperienza che per molti sembrerebbe impossibile: la trasformazione apparentemente “spontanea” della tela sotto le pennellate successive che diventano movimento, le ondate melodiche accompagnate dai suoi gesti che danno forma ai segni. La ricerca di Amadori in questo campo ha una storia lunga cominciata con Demetrio Stratos nel 1975,

trentaquattro anni fa. Le composizioni di Amadori restituiscono unità al gesto creativo, riportano lo spettatore, l’ascoltatore a ritornare a quell’unità del sentire, di sensibilità, di finezza percettiva, sollecitando un’epifania spazio/temporale al tempo stesso moderna e primordiale. Gabriele Amadori è un grande creatore atipico. Poco portato a parlare di sé, restìo di fronte ad ogni retorica, persegue da molti anni una strada coraggiosa e solitaria: quella della ricerca interdisciplinare tra arte, musica, architettura e scenografia. Incurante delle mode culturali,

Amadori inscena visioni fluttuanti di ombra e di luce; disegna luci, scene e costumi per opere liriche in tutto il mondo, progetta installazioni luminose per monumenti, spazi urbani e mostre; realizza performance in una metamorfosi costante di gesti, suoni e colore. Profondo conoscitore della musica, della storia del teatro, docente di scenografia e light design al Politecnico di Milano, Gabriele ci sollecita a “vedere” la musica e “ascoltare” le immagini. E’ a queste forme di espressione e di sintonia che Amadori si è più dedicato, cercando consonanze tra suoni e colori nella musica di Bela Bartok, di Luigi Nono come anche nei Tableau Vivant, una lettura strutturale delle musiche di Franco Donatoni. Ma è soprattutto con la costruzione del suo teatrino delle meraviglie dedicato all’interpretazione fantastica fatta di forme e colori del Flauto Magico mozartiano che Amadori giunge a una forma di poesia visiva da grande maestro e profondo conoscitore delle arti: unica esperienza di questo genere al mondo.

La mostra rimarrà aperta sino al 18 agosto 2009.

www.galleriapolin.com

info@galleriapolin.com



NOTE BIOGRAFICHE

Gabriele Amadori è nato a Ferrara. Vive e lavora a Milano. Formatosi presso il Laboratorio della Lanterna Magica di Praga, ha indirizzato la propria ricerca nella direzione dell’interdisciplinarità fra arte, musica, architettura, performance, scenografia. Ha disegnato scene e costumi per opere liriche in tutto il mondo. Esperto light designer, ha progettato installazioni luminose per monumenti, spazi urbani e mostre. Ha partecipato alla Biennale di Venezia e a numerose esposizioni internazionali. Nelle sue

Action Paintings converte le astrazioni musicali in materia, movimento, colore cangiante, strato su strato, realizzando un’esperienza che per molti sembrerebbe impossibile: la trasformazione apparentemente spontanea della tela sotto le pennellate successive che diventano movimento, le ondate melodiche accompagnate dai suoi gesti che danno forma ai segni. (Anna Detheridge)


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