Maschere italiane e carnevali tradizionali in Piazza San Marco 2018-02-08
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Carnevale

Maschere italiane e carnevali tradizionali in Piazza San Marco

Maschere, figuranti riti antichi e tradizioni in Piazza San Marco.

eventi del Carnevale di Venezia.

lunedì 12 febbraio a partire – dalle 15:30.

Maschere e riti antichi, i carnevali della tradizione italiana ospiti in piazza San Marco Arriveranno da tutta Italia, isole comprese, per sfilare lunedì 12 febbraio. Un evento organizzato da Unpli che arricchisce il cartellone dell’evento veneziano più atteso dell’anno

Sarà Venezia, la città-teatro del Carnevale più celebre d’Italia, ad ospitare Carnevali della tradizione, iniziativa dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia nata per valorizzare le tradizioni e i rituali che da sempre animano i giorni che precedono la Quaresima.
Maschere e riti antichissimi, sfilate di personaggi in costume, rievocazioni di storiche feste da ballo: tanto sono le esibizioni che in ogni cultura si tramandano da generazioni e affondano le radici nella notte dei tempi con i Carnevali della tradizione l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia si propone di offrire un colorato mosaico delle tante interpretazioni regionali del Carnevale, declinazioni culturali molto diverse tra loro che giungeranno nella città lagunare da diverse località italiane per arricchire l’offerta del Carnevale di Venezia.

Sei gruppi individuati, con circa 150 figuranti, arriveranno da Basilicata, Emilia-Romagna, Marche Piemonte, Sardegna e Sicilia, a ideale rappresentazione dell’intera Italia, e sfileranno a partire dalle 15.30 del 12 febbraio, nella fastosa cornice di piazza San Marco. Ci saranno Il Domino Lavello – Il Paese che Balla (Basilicata), Il Carnevale Storico Persicetano di San Giovanni in Persiceto (Emilia-Romagna), I 70 colori dell’arcobaleno di Piediripa (Marche), una delegazione di Maschere del Carnevale di Torino (Piemonte), Mamuthones e Issohadores di Mamoiada (Sardegna), e I Giardinieri di Salemi (Sicilia). I Carnevali della tradizione si inseriscono nella complessiva opera di recupero, tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale culturale avviata da tempo dell’Unione Nazionale delle Pro Loco.

I carnevali della tradizione

Il Domino Lavello – Il Paese che Balla (Basilicata).

Il Carnevale di Lavello è una festa che affonda le sue radici in epoche lontane e che continua a tramandarsi di anno in anno, senza perdere la genuinità e la freschezza delle origini. La maschera principale del Carnevale lavellese è il cosiddetto Domino: una lunga tunica in raso, generalmente di colore rosso, ornata da un cappuccio che nasconde il viso e da un cordone che cinge il saio. Ogni mascherato inoltre porta con sé un sacchettino, intonato con il colore del domino, dove conserva caramelle e cioccolatini da donare a chi accetta l’invito di ballare insieme nelle varie feste. Il colore del domino variava in base al ceto sociale di chi lo indossava e così poteva essere rosso o nero, successivamente anche blu. Secondo alcune fonti il costume carnevalesco lavellese riprende le forme degli abiti indossati dai Papalosce, la confraternita della Buona Morte che accompagnavano i defunti in processione.

I Giardinieri di Salemi (Sicilia).

È una maschera tipica locale la cui origine, si fa risalire, secondo tradizione, a due secoli addietro. Il Giardiniere si caratterizza per la scaletta, attrezzo estensibile, tramite il quale nei giorni di carnevale offre caramelle e frutti ai passanti. Anticamente la scaletta offriva al Giardiniere un ottimo mezzo di comunicazione con la ragazza amata, in quanto assieme al dono in cima alla scaletta veniva agganciato un bigliettino con versi d’amore. La maschera ricorda la figura del Burgisi con stivali di cuoio neri, pantaloni alla zuava, gilè e giacca di velluto marrone; al collo della camicia di tela bianca, viene legato un fiocco di raso rosso, mentre in testa si mette un cappello a falde larghe decorato con dei fiori di carta crespata di diverso colore e nella parte posteriore vengono situati una serie di nastri della stessa carta, i quali, ondeggiando, producono un suono particolare; inoltre a tracollo si porta una Sacchina, oggi piena non solo di agrumi ma anche di caramelle alla frutta.

Il Carnevale Storico Persicetano (Emilia Romagna).

Vede la luce ufficialmente nel 1874 nonostante ci siano notizie di manifestazioni risalenti anche al secolo precedente. Le radici risalgono comunque alla fine dell’Ottocento, quando nacque la Società del Bertoldo e il neonato Carnevale si caratterizzò per avere una sfilata di carri, che poco alla volta cominciò ad assumere la caratteristica unica dello Spillo. Lo Spillo, in dialetto al Spéll, significa letteralmente zampillo o schizzo, ma per il Carnevale il significato più corretto è quello di Trasfigurazione. La prima domenica di Carnevale i carri di tredici diverse società sfilano lungo un percorso all’interno del centro storico (il Borgo rotondo) e si fermano nella piazza del paese, che per l’occasione diventa una sorta di teatro e, nei quindici minuti di tempo a disposizione, inscenano uno spettacolo per raccontare una storia con l’ausilio di attori, di una colonna sonora, con le figure costruite sul carro e con i movimenti e le trasformazioni dello stesso carro, che esce dalla piazza trasformato.

I 70 colori dell’arcobaleno di Piediripa (Marche).

Effetti speciali, realizzati con fumi colorati, ed un gruppo di 50 elementi in costume, fra i quali quelli di una scuola di ballo acrobatica di Macerata, renderanno omaggio ai colori dell’arcobaleno.

Maschere del Carnevale (Piemonte).

La Pro Loco Torino e l’Unpli Piemonte portano al Carnevale di Venezia, insieme ad alcune delle Maschere più rappresentative del Piemonte, Gianduja e Giacometta del Carnevale di Torino e il Bicciolano e la Bela Majin del Carnevale di Vercelli e altre, tre Formazioni che rappresentano tre diverse e significative espressioni del Carnevale piemontese delle vallate alpine, in questo caso la Val Chisone, la Valle di Lanzo e la pianura padana, nelle quali si esprime abilità e giocosità

I Mamuthones e Issohadores di Mamoiara (Sardegna).

E’ un rito estremamente antico che si tramanda di generazione in generazione. Nati in tempi antichissimi, come attori attivi nei riti pagani, le loro origini perdono nella notte dei tempi. Il loro rito si manifesta in tutta la sua teatrale spettacolarità, per la prima volta dopo l’arrivo del nuovo anno, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, che si celebra il 17 Gennaio, giornata che sancisce l’inizio del Carnevale Mamoiadino. Le due figure, entrambe di sesso maschile, seppur con abbigliamento diverso e in apparente contrasto, di fatto sono complementari, inscindibili e inconfondibili; esse rappresentano infatti l’immagine di un solo gruppo che è stato da sempre considerato dalla comunità locale patrimonio intangibile, unico e inestimabile. Il rituale inizia con la vestizione, che rappresenta la metamorfosi degli uomini in Mamuthones e Issohadores, un momento di intensa solennità. I Mamuthones hanno un aspetto cupo e tragico, gli Issohadores hanno colori più vivi. Il gruppo che si esibisce è generalmente composto da dodici Mamuthones che si muovono in due file parallele, uniti ad almeno otto o più Issohadores, che li affiancano durante tutto il rituale della sfilata.

info : Unpli

Carlo Del Zotti TTL Founder & CEO. Appassionato di informatica, esperto in Digital PR, mi occupo dal 1990 di Comunicazione legata alle vendite.
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