Paesaggi che Cambiano in Fondazione Benetton 2017-10-09
Time To Lose

Rassegna

Paesaggi che Cambiano in Fondazione Benetton

Programma della Paesaggi che cambiano Edizione 2017.

La rassegna cinematografica dedicata ad Andrea Zanzotto (1921-2011) aprirà Mercoledì 11 ottobre alle ore 21 con la serata inaugurale in Fondazione Benetton, a Treviso,

La gente resta. Cambiamenti e trasformazioni dei paesaggi possono spingere persone e comunità intere a spostarsi.
Molti altri, invece, resistono in luoghi che sentono come parte imprescindibile di sé e che non vogliono abbandonare, nonostante difficoltà e problemi, spesso causati da una gestione sbagliata delle risorse naturali.
Sono questi i temi esplorati da Paesaggi che cambiano, la rassegna cinematografica autunnale che la Fondazione Benetton Studi Ricerche dedica a cinema e paesaggio, nel segno di Andrea Zanzotto (1921-2011), attraverso quattro film documentari e uno di finzione.

Curato da Simonetta Zanon, il programma

si apre mercoledì 11 ottobre alle ore 21 negli spazi Bomben di Treviso con La Gente Resta, diretto da Maria Tilli (Italia, 2015, 62’), che dà il titolo all’intera rassegna. Alla proiezione intervengono Laura Grimaldi, autrice del soggetto (con Maria Tilli e Lea Dicursi) e sceneggiatrice, e Carlo Tunioli amministratore delegato di Fabrica – il centro di ricerca sulla comunicazione parte integrante di Benetton Group –, che, con Rai Cinema, ha prodotto il film.

Premio Speciale della Giuria nella sezione Italiana.doc alla 33ª edizione del Torino Film Festival, è il racconto di una giornata dei fratelli Cosimo, Tonino e Giuseppe Resta che vivono da sempre nel quartiere Tamburi di Taranto, il più inquinato d’Italia, quello dove dal 1960 sorge la più grande industria siderurgica d’Europa: l’ILVA. La fabbrica sovrasta il quartiere e domina anche le esistenze dei tre fratelli, delle loro mogli, dei loro figli. Eppure non riesce a scalfire la vitalità di chi sente di avere il diritto di restare nella propria terra, di chi pretende la felicità seppur sotto una nuvola di polvere rossa.

Accompagnando Giuseppe a pescare, aspettando Cosimo all’uscita della fabbrica, inseguendo la rabbia di Tonino contro i Riva, proprietari dell’ILVA dalla fine degli anni ’80; con i bambini che trasgrediscono alle regole degli adulti e gli adolescenti che si abbandonano all’indolenza tipica di quella fase della crescita dove anche un mare inquinato è il setting ideale per consumare le proprie giornate. E le donne, così giovani e già nonne, che passano la giornata a spazzare via la polvere tossica e le preoccupazioni. Tutti accomunati dalla voglia di una vita normale, di festeggiare un compleanno in riva al mare, ignorando per un momento le ciminiere che li aspettano alle loro spalle.

La rassegna mette insieme cinque storie di persone, comunità e luoghi, di attaccamento alla terra, di resistenza e emigrazione, di ritorni e riscatto sociale, nei nostri paesaggi che cambiano. Sono le storie di chi si misura oggi con la presenza del lupo sulle Alpi, un ritorno salutato con entusiasmo dai difensori della biodiversità e temuto da chi vive in montagna, con quello che la montagna offre, raccontate nel film Storie di uomini e di lupi per la regia di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi (Italia/Francia, 2015, 75’), in calendario mercoledì 25 ottobre. Voci diverse contribuiscono a tratteggiare il ritratto di un animale affascinante e misterioso, e a far riemergere storie dal passato mentre gli abitanti dei paesi di montagna si interrogano sul loro futuro. Amati, odiati, idealizzati, i lupi sono tornati sulle Alpi.

E, ancora, sono le vicende degli arrotini delle Dolomiti (Trentino Alto Adige), emigrati a Londra con il loro mestiere speciale già da tre generazioni ma sempre radicati alla loro terra di origine, al centro del film Sharp Families. Tagliati per gli affari di Patrick Grassi (Italia/Inghilterra, 2016, 54’) proposto mercoledì 8 novembre. Oggi figli e nipoti di quegli emigranti dominano il mercato dei coltelli di Londra, un business redditizio realizzato da poche imprese a conduzione familiare. Il film racconta l’evoluzione di questa comunità, attraverso il lavoro e il legame con la terra d’origine di tre famiglie, che ora vivono tra un paesino di montagna e Londra, alle prese con la gestione di un lavoro umile diventato un business globale.

Ci vuole un fiore di Vincenzo Notaro (Italia, 2017, 52), il documentario che sarà proiettato il 22 novembre, è ambientato nel quartiere della Garbatella dove, nel 2008, nasce il primo orto urbano di Roma. La decisione da parte di semplici cittadini di occupare aree degradate e farne orti condivisi si scontra con un’amministrazione lenta e sonnacchiosa, ancorata a vecchi modelli economici che non sempre vedono tra i loro obiettivi il benessere della comunità. In una Roma più introspettiva, lontano dal caos dei turisti, affiorano le storie di Giacomo e Luigi, diversi per età e per esigenze, ma che in comune hanno l’amore per la terra, spazio vitale nel quale possono anche sopperire alle proprie difficoltà economiche.

Nel film che il 6 dicembre chiude la rassegna, El olivo (L’olivo) di Iciar Bollaín (Spagna, 2016, 93’), resiste e resta anche la giovane Alma. Dalla penna di Paul Laverty, sceneggiatore abituale di Ken Loach, ispirato in questo caso da un fatto di cronaca realmente accaduto nel sud della Spagna, nasce la storia di una ragazza che continua il lavoro del nonno nella sua azienda agricola e combatte, a suo modo e col cuore, l’indifferenza degli altri membri della famiglia ai valori della terra e della natura, da loro considerati esclusivamente come fonte di guadagno.

La rassegna proseguirà nel periodo febbraio-aprile 2018.

Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Simonetta Zanon.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 4 euro, serata di apertura a ingresso libero.
Schede informative consultabili nel sito: www.fbsr.it
Per informazioni:
Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

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