Stagione Teatrale 2017 del Teatro Elios Aldò di Scorzè 2016-12-13
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Stagione Teatrale 2017 del Teatro Elios Aldò di Scorzè

Stagione Teatrale 2017 del Teatro Elios Aldò di Scorzè – VE. Si aprono a febbraio 2017 i sipari del Teatro di Scorzè. Grandi produzioni animeranno il palcoscenico del teatro con una rassegna di sei spettacoli in programma le domeniche alle ore 17:00. Ad inaugurare la nuova rassegna domenica 5 febbraio, Corrado Augias e Marta dalla Via con O Patria Mia – Leopardi e l’Italia.

domenica 05 Febbraio 2017 ore 17:00
Corrado Augias | Marta dalla Via
O Patria Mia – Leopardi e l’Italia

di e con Corrado Augias e con Marta dalla Via
Musiche eseguite dal vivo da Stefano Albarello
Luci e regia: Angelo Generali

Per molti anni Giacomo Leopardi è stato solo l’immenso poeta che tutti conosciamo. Solo in tempi relativamente più recenti si è cominciata ad apprezzare anche la sua attività saggistica che, secondo autorevoli giudizi, toccherebbe il livello di una vera organica filosofia. Un esempio di questa iniziale sottovalutazione sta nel fatto che il suo ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani’ scritto da un Leopardi 26enne nel 1824, sia stato pubblicato solo nel 1905.
Lo stesso Zibaldone di pensieri, opera immane composta tra il 1817 e il 1832, venne pubblicato del resto solo alla fine dell’800 da una commissione di studiosi presieduta da Carducci. I giudizi che il poeta dà sull’Italia e sugli italiani sono diversi e variano con il passare degli anni. Ma non c’è dubbio che negli anni giovanili e soprattutto in alcune opere si senta forte in lui un vivo amor di patria. Ne sono esempio la due famose composizioni patriottiche ‘All’Italia’ e ‘Per il monumento di Dante’.
Partendo da questi versi ma inserendo anche considerazioni prese dallo Zibaldone e versi estratti da alcuni dei ‘Canti’ più belli, Corrado Augias ha montato un testo che ci dà un ritratto sorprendente di Giacomo Leopardi, il suo rapporto con l’Italia, con la vita, con gli amori. Il senso forte di un’immaginazione che fu per molti anni la sua sola vera realtà.

domenica 12 Febbraio 2017 ore 17:00
Alessia Giuliani | Alberto Giusta
Le Prénom
di Rosalyn di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière
con Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino, Gisella Szaniszlò
regia Antonio Zavatteri
scene e costumi Laura Benzi
luci Sandro Sussi
versione italiana Fausto Paravidino
Cena con sorpresa. Quarantenni a confronto tra colpi di scena, battute comiche, amicizia, rancori e legami profondi.
Serata conviviale a casa di due professori (liceo lei, università lui) dichiaratamente di sinistra. Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e di verità che si allarga sino a diventare il ritratto di una generazione: tra piccole meschinità e grandi sentimenti.
Una sera come tante altre tra cinque amici quarantenni. Tutti appartenenti alla media borghesia. Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo a causa di un impegno di lavoro con dei giapponesi, mentre l’amico single (sospettato di essere omosessuale) è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Felicitazioni, baci e abbracci. Poi le solite domande: sarà maschio o femmina, che nome gli metterete?
Il futuro papà non ha dubbi che sarà maschio; ma lo sconcerto nasce quando egli comunica il nome che hanno deciso di mettere al figlio. Un nome che evoca imbarazzanti memorie storiche. Il dubbio è che si tratti di uno scherzo, ma la discussione degenera ben presto investendo valori e scelte personali. Tra offese reciproche che non mancano di ferire tutti (nessuno escluso), nasce così il ritratto di una generazione allo sbando, dove tutti hanno qualche segreto da nascondere o da rinfacciarsi. Rappresentato a Parigi nel 2010, Le prénom, ottenne sei nomination al Prix Molière dell’anno seguente e fu adattato subito per il grande schermo dai suoi stessi autori (il film uscì in Italia con il titolo Cena tra amici). Tre anni dopo, Francesca Archibugi ne fece un nuovo adattamento cinematografico con il titolo Il nome del figlio.

domenica 19 Febbraio 2017 ore 17:00
Factory Compagnia – La Bisbetica Domata

di William Shakespeare
traduzione e adattamento di Francesco Niccolini
con Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Franco Ferrante, Antonio Guadalupi, Filippo Paolasini, Daria Paoletta, Luca Pastore, Fabio Tinella
musiche di Paolo Coletta
scene e realizzazione pittorica di Roberta Dori Puddu
scenotecnica costruttiva Luigi Conte
costumi di Lapi Lou
luci di Davide Arsenio
regia di Tonio De Nitto
una produzione Factory Compagnia Transadriatica
Questa e’ la storia di Caterina, di sua sorella Bianca e di un intero villaggio. Questa e’ la storia di un villaggio che ha ferito e svenduto un bene prezioso. Questa e’ una storia che avrebbe potuto essere una favola.
Caterina l’inadeguata, la non allineata e’ la pazza per questo villaggio. Dietro di lei, spigolosa ma pura e vera, un mondo di mercimoni, di padri calcolatori, di figlie in vendita, di capricci lontani dall’amore, di burattinai e burattini non destinati a vivere l’amore, ma a contrattualizzarlo. La nostra Caterina non sta a questo gioco e come in una fiaba aspetta, pur non mostrando di volerlo, un liberatore, un nuovo inizio che suo malagrado potrà costarle molto più di quanto immagini. Ed ecco che la commedia si fa favola nera, grottesca, più contemporanea forse, nel cinico addomesticamento che non è molto diverso dallo spietato soccombere.
Factory ritorna ad affrontare Shakespeare dopo le felici prove del Sogno e di Romeo e Giulietta, insistendo ancora una volta su una lettura corale e visionaria dove la musica e la rima concorrono a restituirci una sorta di opera buffa, caustica e comicamente nera.

domenica 12 Marzo 2017 ore 17:00
Marina Massironi | Alessandra Faiella
Rosalyn

con Marina Massironi e Alessandra Faiella
di Edoardo Erba
regia Serena Sinigaglia
produzione Nidodiragno/ Coop CMC
collaborazione Teatro del Buratto
Nel corso della presentazione del suo libro a Toronto in Canada, Esther, scrittrice americana, conosce Rosalyn, la donna delle pulizie della sala conferenze.
Il libro insegna a liberare la vera natura del sé, e Rosalyn ne è ammirata e sconvolta. Vuole leggerlo subito, e si offre, il giorno dopo, di portare la scrittrice a vedere la città. Dopo la visita ritroviamo le due in un prato in periferia. Qui Rosalyn rivela ad Esther la storia del suo amore per un uomo bugiardo e perverso, che le fa continue violenze fisiche e psicologiche. Lui ha famiglia e la relazione con Rosalyn è clandestina. La sera prima, quando lei è tornata in ritardo dal lavoro per aver seguito la conferenza della scrittrice, l’uomo infuriato l’ha picchiata e ferita. Esther sbotta: un uomo del genere è da ammazzare. Infatti – dice Rosalyn – è nel bagagliaio.
Questo il folgorante avvio della nuova commedia noir di Edoardo Erba. Che continua con un pressante interrogatorio di polizia, dove Esther racconta della sua attrazione per Rosalyn. E la storia diventa torbida, i contorni si fanno sfumati, quello che in un primo momento sembrava chiaro improvvisamente non torna più. Dietro i fatti si nasconde un mistero più profondo. Alla cui soluzione è appesa la vita delle due donne.
Avvincente, ricco di colpi di scena, sostenuto da una scrittura incalzante, Rosalyn è il ritratto della solitudine e dell’isolamento delle persone nella società americana contemporanea. E parla di quel grumo di violenza compressa e segreta pronta ad esplodere per mandare in frantumi le nostre fragili vite.

domenica 26 Marzo 2017 ore 17:00
Teatro Stabile del Veneto
Arlecchino, Il Servitore di Due Padroni

adattamento di Giorgio Sangati
da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni
con (in odine alfabetico) Anna De Franceschi | Francesco Folena Comini | Eleonora Fuser | Irene Lamponi | Marta Meneghetti | Michele Mori | Stefano Rota | Laura Serena | Marco Zoppello
Musiche eseguite dal vivo alla fisarmonica da Veronica Canale
Regia Giorgio Sangati
Scenografia Alberto Nonnato
Costumi Stefano Nicolao
Maschere Donato Sartori – Centro Maschere e Strutture Gestuali
Luci Paolo Pollo Rodighiero
Note
Arlecchino, la maschera simbolo del teatro italiano e “Il servitore di due padroni”, il testo di Carlo Goldoni più rappresentato al mondo, tornano sul palcoscenico dello Stabile del Veneto in una nuova, inedita versione. Una strana soffitta ingombra di vecchi bauli e una vivace compagnia di attori. All’arrivo del pubblico i comici aprono i bauli, riemergono abiti usati mille volte, attrezzeria ammaccata e strumenti musicali impolverati, quanto basta per far rivivere questo capolavoro. La perfetta macchina teatrale goldoniana si rimette in moto, la polvere vola via a suon di canti e musica, i personaggi e le maschere riprendono vita e trascinano il pubblico in una girandola di colori, emozioni e divertimento. Travestimenti e riconoscimenti, servitori e padroni, padri e figli, morti e risorti, duelli e passioni, gioie e pianti: nello spettacolo tutto è doppio, come Arlecchino che, a sua volta, si sdoppia (anzi si triplica) nell’impresa impossibile di servire due padroni e forse anche sé stesso. Goldoni scrive “Il servitore di due padroni” lontano dalla sua Venezia e in ogni battuta della commedia si legge l’amore e la nostalgia per una città magica, un luogo unico, fantastico, intriso di vita, in cui tutto è (ancora) possibile. In scena un cast di altissimo livello che fa incontrare interpreti di comprovata esperienza con giovani talenti. Un classico che non può invecchiare perché affonda le sue radici nella storia stessa del teatro.
Giorgio Sangati
Non cercate la risposta in un libro di filosofia, in un trattato di sociologia e nemmeno tra le vette dipinte da Shakespeare o da Strindberg. Non cercate la risposta nella tragedia greca, né nella disgraziata famiglia del Commesso Viaggiatore.
Troverete tutto, invece, in Arsenico e Vecchi Merletti di Joseph Kesselring. Un capolavoro che è ad un tempo giallo e commedia; operetta morale e macchina comica, dove si pensa con il sorriso e si sorride con il pensiero.
Pensate un po’; da bimbo, mia madre me la raccontava come una favola: C’era una volta un grande casa con due vecchie signore, un cimitero, una cantina, un matto che suona la tromba e un mostro alto due metri….
Mia madre finiva la storia e io le chiedevo: Ma la morale? Qual è la morale?.
Lei non mi rispondeva.
Venite a teatro. Sarò io a raccontarvi questa favola. Ma non la morale. Quella la racconterete voi a me.
Giancarlo Marinelli

domenica 02 Aprile 2017 ore 17:00
Goldenart I Duellanti

Produzione e adattamento Francesco Niccolini
Drammaturgia di Alessio Boni – Roberto Aldorasi – Marcello Prayer – Francesco Niccolini
Con Alessio Boni | Marcello Prayer e con Francesco Meoni
Violoncellista Federica Vecchio
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
Musiche Luca D’alberto
Scene Massimo Troncanetti
Costumi Francesco Esposito
Light Designer Giuseppe Filipponio
Regia Alessio Boni – Roberto Aldorasi
Un romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento: Józef Teodor Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, un polacco che, in inglese, racconta una sorprendente storia francese. Di più: napoleonica. L’affresco di un mondo, quello della cavalleria e degli eserciti ottocenteschi, che da lì a breve sarebbe stato spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari del Novecento: l’introduzione di armi da fuoco a ripetizione e il super potere degli industriali nella gestione dei profitti di guerra avrebbero buttato all’aria antiche regole, l’etica militare e reso smisurati gli eccidi sui campi di battaglia.
L’idea geniale su cui Conrad costruisce “The Duel” è che i due avversari non si fronteggiano sugli opposti versanti del campo di battaglia: sono ufficiali dello stesso esercito, la Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Ussari, per l’esattezza.
Per motivi a tutti ignoti – e in realtà banalissimi, al punto da rasentare il ridicolo – inanellano sfide a duello che li accompagnano lungo le rispettive carriere, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo. E, proprio per il mistero che riescono a conservare, i due diventano famosissimi in tutto l’esercito napoleonico: non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida reciproca, che li accompagnerà per vent’anni, fino al duello decisivo.
Un’opera su di un mondo in rapida estinzione, e al tempo stesso un capolavoro dell’assurdo, su come i fili della vita e del destino sfuggano di mano e sopravanzino ogni buon senso e prevedibilità.
Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, non sono semplicemente due giovani promettenti, e sconcertanti ufficiali del più grande esercito dell’Ottocento, ma a modo loro incarnano incubi e ossessioni che – da Melville a Faulkner, da Kafka fino ad Albert Camus – accompagnano la cultura occidentale fino allo sfacelo della seconda guerra mondiale.

Biglietti
Intero € 16 – Ridotto € 13
Riduzioni Le riduzioni sono valide per gli over 70 e gli under 30.
Info
Comune di Scorzè – Ufficio Cultura tel. 041.5848273
Teatro Elios – Via Cercariolo – 041.5840175
fonte; www.cultura.cittametropolitana.ve.it

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