Paesaggi che cambiano Rassegna 2018 agli Spazi Bomben 2018-02-07
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Fondazione Benetton

Paesaggi che cambiano Rassegna 2018 agli Spazi Bomben

Paesaggi che cambiano – Rassegna 2018 agli Spazi Bomben.

cineforum in Fondazione Benetton.

febbraio aprile 2018.

2° ciclo della rassegna cinematografica alla Fondazione Benetton Studi Ricerche

In principium… In principio era la natura, e poi è arrivato homo, il signore della natura: estrema sintesi di un rapporto che è passato dal tremore al dominio e che il cinema riepiloga continuamente». Al tema Natura filmata, natura cinematografica è dedicato il secondo ciclo della rassegna cinematografica, Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso e focalizzata sul rapporto fra cinema e paesaggio, nel segno di Andrea Zanzotto (1921-2011).

Fra febbraio e aprile 2018 spiega il curatore, Luciano Morbiato, «sono in programma cinque opere di alcuni paesaggisti con la macchina da presa – Robert J. Flaherty, Werner Herzog, Jane Campion, Alberto Rodriguez e Ciro Guerra – che non si limitano a riprendere elementi della natura, ma li associano tra i protagonisti dei loro film, classici o recentissimi: fiume o deserto, giardino o palude, senza mai dimenticare quel rapporto necessario, quel conflitto non ricomposto tra la natura e l’uomo».
Nel corso della sua storia, continua Morbiato, «il cinema, linguaggio della modernità, ha inquadrato e riprodotto la realtà fisica, alternando obiettività documentaria e soggettività espressiva, registrando anche l’evoluzione di atteggiamenti diversi nei confronti della natura: dall’orgoglio della conquista all’amarezza del senso di colpa, all’angoscia della possibile catastrofe. Accennare, indicare, ricordare è l’ambizioso obiettivo della rassegna».

Si inizia mercoledì 7 febbraio alle ore 21 con il film Louisiana Story di Robert J. Flaherty (USA, 1949, 77’).

Come ne L’uomo di Aran, in questo film il documentarista Flaherty ha scelto di seguire, con il suo operatore Richard Leacock, la vita di una famiglia in un contesto naturale particolare, difficile e grandioso: nel 1934 fu l’isola rocciosa tra l’Irlanda e l’oceano Atlantico, nel 1948 sono state le paludi della Louisiana, nel delta del Mississippi, dove la famiglia Latour affronta le insidie dell’acqua, alligatori compresi. Agli abitatori, umani e selvatici, si aggiunge un nuovo arrivato, che lo spettatore scopre attraverso gli occhi del giovane Alex: una trivella petrolifera, che appare come un mastodonte silenzioso e che introduce una nuova vicenda, destinata a spostare l’attenzione dall’idillio nella natura del cacciatore all’epopea del lavoro con grandi mezzi tecnici. Questo incontro è la materia narrativa che Flaherty propone con intensità drammatica, affidandosi alle immagini più che alle parole e sottolineandola con la strepitosa musica di Virgil Thomson, basata su temi popolari.

Mercoledì 21 febbraio alle ore 21 è in programma El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra.

(Colombia/Venezuela/Argentina, 2015, 125’) Poche volte l’Amazzonia, nella sua miscela di acqua e terra, fiume e foresta, è apparsa così sublime e minacciosa, come in questo film del colombiano Ciro Guerra (alla sua terza regia), che ne ha fatto la protagonista assoluta, assieme allo sciamano Karamakate, che della natura sembra una emanazione, un portavoce. Sul fiume scivola silenziosa la piroga che trasporta, all’inizio del Novecento, il giovane sciamano e un etnologo, e di nuovo, decenni dopo, lo sciamano e un ricercatore botanico. Ma le ricerche degli europei – il tedesco Theodor Köch-Grünberg e lo statunitense Richard Evans – non arrivano a occupare il centro della storia, anche se questa si basa sui loro autentici giornali di viaggio: sarà l’anziano Karamakate, unico sopravvissuto della sua gente, a recuperare la memoria e la sapienza nel contatto con gli elementi naturali, ma anche con i resti della colonizzazione.

Mercoledì 7 marzo alle ore 21 si prosegue con Bright Star di Jane Campion.

(Australia/Regno Unito, 2009, 115’) Fino dagli esordi la neozelandese Jane Campion ha dimostrato sensibilità per il paesaggio (Un angelo alla mia tavola, 1990) e capacità di tradurre la letteratura in immagini (Ritratto di signora, 1996): con Bright Star la regista conferma entrambe queste caratteristiche del suo cinema applicandole a un biopic, un film biografico che racconta gli ultimi anni della breve vita del poeta inglese John Keats, morto venticinquenne a Roma (e sepolto nel cimitero acattolico di Porta San Paolo, accanto all’amico Shelley, non lontano dalla tomba di Antonio Gramsci). La luminosa stella del titolo compare nel primo verso di un mirabile sonetto dedicato a Fanny Brawne, la giovane donna che ha trasmesso alla poesia di Keats degli ultimi anni un tocco di lacerante perfezione: lo stesso che Jane Campion realizza e comunica allo spettatore attraverso le riprese di prati e giardini in fiore, percorsi dai due amanti, prima della finale separazione.

Giovedì 22 marzo alle ore 21 la rassegna propone La isla minima di Alberto Rodríguez.

(Spagna, 2014, 105’) Il film ha la struttura del poliziesco classico, di Hollywood, per capirci: sparizioni di persone e ritrovamenti di cadaveri, cui segue l’inchiesta di due poliziotti, vecchio e giovane, fino alla spasmodica caccia a un serial killer, prima che torni a colpire (impressionante la finale sequenza di inseguimento), ma le coordinate spazio-temporali imprimono a La isla minima un fascino e un’angoscia particolari, perturbanti. La panoramica in verticale dell’inizio mostra il nitido labirinto dei canali che solcano la zona della foce del Guadalquivir, nel parco nazionale spagnolo Doñana, a sud di Siviglia (un analogo geografico del delta padano, così caro ad Antonioni e a Mazzacurati), un paradiso degli uccelli migratori e un inferno per coloro che non possono partire, evadere, mentre l’epoca della vicenda è il 1980, negli anni della transizione dal franchismo alla Spagna democratica, con le ferite della dittatura ancora non rimarginate.

La rassegna si conclude mercoledì 4 aprile alle ore 21 con Apocalisse nel deserto di Werner Herzog.

(Germania/Regno Unito/Francia, 1992, 52’). Il titolo originale di questa sinfonia visiva è Lezioni di oscurità, ed è la voce di Werner Herzog che ce le impartisce, a partire dalla scritta iniziale, dedica e sigillo delle immagini che verranno: «La caduta degli universi siderali si compirà – come la Creazione – con imponente bellezza». Subito dopo la prima guerra del Golfo, originata dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, tra il 1991 e il 1992 Herzog percorre per due volte il deserto che fu campo di battaglia e ne filma, con una troupe minima, le condizioni di desolazione, apocalittiche, appunto: il petrolio che è stato la causa scatenante del conflitto continua a marchiare il paesaggio, dai laghi neri che occupano gli avvallamenti della sabbia alle fiamme che arrivano fino al cielo. Le sequenze del documentario, tra le quali spicca l’impresa degli specialisti che spengono i pozzi incendiati da Saddam, si trasformano così nei trailer dell’apocalisse prossima ventura…

Paesaggi che cambiano è un’iniziativa della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luciano Morbiato (che introdurrà e commenterà tutti i film), con la collaborazione di Simonetta Zanon.
Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso.
Ingresso unico 5 euro, serata inaugurale a ingresso libero.
Per le scuole è possibile riservare posti per un’intera classe o per gruppi di studenti: perlascuola@fbsr.it
info: Fondazione Benetton Studi Ricerche
T 0422 5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it

CdZ – TTL Founder & CEO. Appassionato di informatica, esperto in Digital PR, mi occupo dal 1990 di Comunicazione legata alle vendite.
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