Tavoli di Guerra e di Pace a Villa Giusti dell’Armistizio Padova 2018-09-20
Time To Lose

Mostra

Tavoli di Guerra e di Pace a Villa Giusti dell’Armistizio Padova

Mostra Tavoli di Guerra e di Pace.

mostra a Padova.

dal 6 ottobre al 6 gennaio 2019.

La mostra Tavoli di guerra e di pace. 1918. Padova capitale al fronte da Caporetto a Villa Giusti ripropone l’ultimo, fondamentale anno di guerra e lo fa da dietro le quinte, conducendo il visitatore dentro le stanze del comando. E’ a cura da Marco Mondini ed è promossa dal Comune di Padova – Assessorato alla Cultura.

Padova 1918 Capitale al fronte da Caporetto a Villa Giusti.

A poche decine di chilometri a est e a nord, il Piave, il Grappa l’Altopiano, le vette vicentine erano il feroce terreno di scontro. A Padova quelle azioni venivano registrate, studiate e dirette. Sangue e morte si sublimavano in asettiche linee su carte geografiche. Da qui partivano ordini che falcidiavano migliaia di ragazzi al fronte.
Qui si delineavano strategie, si tessevano contatti, talvolta in via non ufficiale.
Qui si disegnava ciò che doveva far seguito al conflitto.

La Mostra

La prima suggestione della mostra sono dei loculi vuoti.
In attesa dei morti della guerra che sta per finire. Una voce narrante racconta l’esperienza di Padova capitale: una città a servizio delle strategie di governo.

Da un dettaglio della Tessera Annonaria o tessera della fame si declina una analisi di ciò che la guerra comportò per chi stava a casa. Da quel rettangolino di carta, di diversi colori, dipendeva la sopravvivenza, sia pure grama, della famiglia. Pesi e bilance intendono qui rappresentare il peso medio di chi ha vissuto la guerra, il peso del cibo che viene concesso.

Manifesti di restrizioni danno l’idea di un’organizzazione che invade ogni momento della quotidianità, rovesciandola e costringendola alle dinamiche militari. Il tavolo assume le caratteristiche della tessera annonaria, una sorta di dispensa orizzontale del cibo. Al muro proiezioni di marce e momenti di vita.

Solo 163 km separano Caporetto da Padova.

La distanza tra una disfatta e una rinascita. Padova è così importante da essere il centro di passaggio delle principali autorità del momento: Cadorna, Diaz, il Re e molte altre figure. Padova è un centro, una capitale della battaglia come Parigi o Vienna. La distanza è misurabile in termini di marcia, di spostamento con autoveicoli, in volo. Avanzata delle forze armate.

Il tavolo si fa quindi piedistallo per descrivere le uniformi e le divise dei soldati. Quella di Padova è una guerra di generali e di strateghi più che di soldati semplici.

Il sipario si apre quindi su D’ Annunzio, ma non solo. Strategie di volo ma anche Padova vista dall’alto e bombardata. Infine l’armistizio, un momento il cui svolgimento si volle mantenere segreto, tanto che di esso non esiste nemmeno un riscontro fotografico.

Poi il ritorno a casa dei soldati, non tutti però, e il lungo corridoio di uscita diviene perciò una stretta ed alta trincea con a terra un rotolo, in parte dispiegato, con i nomi di tutti i padovani morti in battaglia. Un lungo elenco che si chiude tra le foto del Municipio e del Tempio della Pace: i due monumenti di Padova in memoria dei caduti della Grande Guerra.

Parallelamente all’esposizione al Centro culturale Altinate San Gaetano, il MUSME, Museo di Storia della Medicina in via San Francesco 94, propone un originale approfondimento riservato alla gestione della Sanità nel corso del conflitto.

da www.difesa.it

Dopo la battaglia di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918), la sconfitta austriaca si trasformò in rotta non più arginabile e mentre le truppe tentavano di rientrare in patria, alle ore 9:30 del 1 novembre, una commissione mista (italiana ed austriaca), nei pressi di Padova, a Villa Giusti, iniziò i lavori per la stesura del testo dell’armistizio: la resa austriaca.

Il 2 novembre da Parigi partì, con un corriere, il testo della bozza e l’imperatore Carlo Alberto, nella mattinata stessa, ne conobbe le condizioni con le disposizioni per lo sgombero oltre i vecchi confini fino alle linee disegnate dagli stessi austriaci sulle carte geografiche.

Alle 18:39 del 3 novembre, (nel mentre le nostre truppe entravano nei territori di Trento e Trieste), il comandante del VI Corpo d’Armata austro-ungarico, generale Weber von Webenau, sottoscriveva le clausole dell’armistizio impostegli dal Maresciallo Generale del Regno, Pietro Badoglio.

La valenza dell’armistizio sarebbe partita dalle 15:00 del 4 Novembre. Il lasso di tempo si rendeva necessario per comunicare ai sottoposti la notizia e le disposizioni: uno squillo di tromba segnò la cessazione ufficiale del conflitto.

Il 4 Novembre, alle ore 12:00, Armando Vittorio Diaz rilasciava il bollettino di guerra n. 1268. Il 12 Novembre, dalla nave Etna, ancorata a Brindisi, principale centro operativo della lotta in Adriatico, l’Ammiraglio Thaon di Revel emanava il suo Bollettino della Vittoria Navale.

IL BOLLETTINO DELLA VITTORIA

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12
bollettino di guerra n. 1268
La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.
La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d’armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, dell’VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Armando Diaz

orari
dalle 10.00 alle 19.00
chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio
Villa Giusti dell’Armistizio
Via Armistizio, 277 Padova (PD)
info : www.centenariograndeguerra.com

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